martedì, 10 giugno 2008
[09.09.08]



C’è da scommettere che tra qualche mese ne parleranno tutti perché il polverone che si crea, puntuale, attorno al suo nome è incontenibile. La grandezza di JJ Abrams è direttamente proporzionale all’aspettativa: quanti produttori/sceneggiatori/registi del piccolo schermo possono vantare una tale attenzione? Così, mentre ancora ci si arrovella sulle teorie di LOST, sua creatura più famosa, alle prime battute di settembre arriverà sugli schermi della FOX il pilot (lungo due ore e costato 10 milioni di dollari) di FRINGE. Giusto per tenere fede alle sue ossessioni, la protagonista sarà l’ennesima eroina che è un marchio di fabbrica, giovane investigatrice dell’FBI chiamata a risolvere casi che coinvolgono inspiegabili fenomeni. Non le mancheranno le palle per farlo, ma si sa, una spalla non si nega a nessuno e la sua sarà quella di un eccentrico scienziato rinchiuso in un manicomio. Scritta insieme ad Alex Kurtzman e Roberto Orci, la trama è avvolta nel più fitto dei misteri, ma visto il soggetto si fa presto a muovere dei paragoni col glorioso X FILES. Un po’ presto forse per ritrovarsi completamente entusiasti ed evitare di pensare ad un clone che rincorre tematiche gia battute nel telefilm di Carter, ma quanti di noi allora avrebbero scommesso su un telefilm ambientato in un’isola deserta?
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categoria:serie tv
lunedì, 28 aprile 2008
Eli Stone
Greg Berlanti, Marc Guggenheim
(STAGIONE 1)
2008



Non cambieranno certo la storia della televisione (sempre che non si parli di JJ Abrams), ma le serie tv prodotte dalla ABC si distinguono spesso per garbo e qualità della messa in scena, per sceneggiature ben oliate e cast che fanno scintille. Proprio di recente, prendendosi gli spazi lasciati vuoti nel palinsesto a causa dello sciopero degli sceneggiatori, è arrivato sugli schermi l’avvocato Eli Stone. Scritto e prodotto da Greg Berlanti (già dietro successi come “Dirty Sexy Money” e “Brothers & Sisters”) questo nuovo legal drama strizza l’occhio al mitologico “Ally McBeal”, ma se altrove le allucinazioni erano l’originale rappresentazione di una fuga da nevrosi ingestibili, qui ci troviamo di fronte al risultato di un’aneurisma cerebrale inoperabile. Inutile dire che davanti a questa notizia il “fu arrivista” Eli Stone, imparerà di puntata in puntata a correggere le priorità di una vita che sta cambiando in modo repentino. Un paragone, quello con Ally che non inficia il giudizio complessivo su questa serie che offre non pochi personalissimi spunti, a partire dai titoli degli episodi, tutti ripresi da altrettante canzoni di George Michael (e lo stesso Michael è spesso presente nelle deliranti allucinazioni di Eli) Seppur con una superabile sensazione di déjà vu, visto il genere non proprio nuovo alla serialità televisiva, Eli Stone ha comunque il pregio di destreggiarsi abilmente tra i casi dibattuti e il dramma personale, attraverso le visioni del protagonista che rappresentano il quid della storia portando ad un’inevitabile empatia, anche quando i toni si fanno più surreali. Nel cast Jonny Lee Miller (l’indimenticabile Sick Boy di “Trainspotting”) e un inedito Victor Garber, imperdibile per tutti i seguaci del granitico Jack Bristow. 
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lunedì, 17 marzo 2008
In treatment
Hagai Levi, Rodrigo Garcia
(STAGIONE 1)
2008



Ci voleva ancora una volta il piccolo schermo per ridefinire un genere e parlare di un argomento come quello della psicanalisi, qui scevro da stereotipie costruite su bloc notes, chaise longue e comportamenti sopra le righe. Ci voleva la HBO, ancora una volta pronta a rischiare con un progetto titanico (parliamo di 45 episodi con messa in onda giornaliera) ispirato alla serie tv israeliana Betipul. In Treatment è l’ennesimo tassello che vede la tv impegnata a superare se stessa e il risultato ha dell’incredibile: ambiente unico, sei pazienti che si alternano lungo nove settimane di trattamento e l’America in ginocchio con le sue paure, nevrosi e voglia di riscatto. L’analista Paul ne diventa l’acuto osservatore, ma lo fa dall’alto del suo instabile castello di carta: quale sarà il prossimo nodo da sciogliere? Scritto e diretto da Rodrigo Garcia, vecchia conoscenza della HBO (Six Feet Under, Carnivale) In Treatment, sorprende per la sua capacità di non essere mai uguale a se stesso, esempio lampante di come una sceneggiatura inattaccabile riesca a rendere dinamica ed avvincente una storia che ha gli occhi costantemente puntati sul paziente di turno, che gioca tutto sui dialoghi e un’azione ridotta all’osso. Si aggiunga una regia millimetrica pronta a cogliere ogni piccola sfumatura e un cast di prim’ordine (in cui spiccano i vecchi leoni Gabriel Byrne e Dianne Wiest) e il capolavoro è servito: non appena la porta dello studio si chiude, ci si ritrova seduti, incollati al divano di Paul.
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martedì, 12 febbraio 2008
"Royal-ity Show"




SEASON 2 dal 30 marzo su SHOWTIME

promo 01
promo 02
promo 03

Ho parlato qui della SEASON 1
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categoria:serie tv
domenica, 03 febbraio 2008
Nip/Tuck
Ryan Murphy
(STAGIONE 5)
2007/2008



Esperienza insegna come solo a stagione conclusa Nip/Tuck riesca a recuperare le file di un discorso anche quando sembra brancolare nel buio; tuttavia, a una manciata di episodi dalla fine, qualche considerazione si può già portare avanti. Se con la trasferta losangelina la serie aveva in potenziale un carnet di opzioni esaltanti per poter cambiare definitivamente rotta, giunti alla decima puntata si rivela invece fedele a sè stessa, almeno nelle dinamiche tra i personaggi principali. Un limite che affoga nella ricerca di nuove soluzioni che non sempre arrivano, così come era successo con i suoi pro e contro nella quarta stagione, la quale aveva almeno dalla sua una villain di tutto rispetto e due storyline molto più corpose di quelle di quest'anno. Certo, non mancano il divertimento per le situazioni più surreali (Rosie O’Donnell, sempre sia lodata) o il coinvolgimento per i momenti più toccanti, ma ormai lo si guarda con la rassegnazione di non poter più assistere a qualcosa di degno del nome che porta. Così, quella che doveva essere la stagione dei cambiamenti (a detta dello stesso Ryan Murphy) si rivela l'ennesima galleria di conflitti Sean/Julia, Sean/Christian, Sean/Julia/Christian, Matt contro tutti; e non bastano certo le folli parentesi metatelevisive di "Cuori e bisturi" per salvare la baracca. Quello che continua ad irritare però è l'uso che viene fatto dei personaggi secondari, un problema da sempre presente nella serie, ma che ora diventa mastodontico: che fine ha fatto la sadica mistress delle prime puntate? O l’agente Fiona che sembrava promettere fuoco e fiamme? Perchè sacrificarli per far tornare dal passato una Gina a caso coi suoi "Hey asshole!" o per fare aprire le gambe ad una scialba Eden, personaggio stereotipato e tagliato con l'accetta? Mancano quattro episodi al season finale e ancora non si ha idea di dove si andrà a parare, ma la recente introduzione di un nuovo personaggio che sembra uscire dalla penna di Tennessee Williams potrebbe far chiudere degnamente la stagione numero cinque, riassumendo tutta la follia Hollywoodiana che finora si è timidamente affacciata tra le pieghe di queste puntate. Non resta che aspettare.
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domenica, 23 dicembre 2007
[ TELE-VISIONI ]



01. Californication (s01)
02. Pushing Daisies (s01)
03. Dexter (s02)
04. Lost (s03)
05. Damages (s01)
06. The Tudors (s01)
07. My name is Earl (s02)
08. House MD (s03)
09. Dirty sexy money (s01)
10. The black Donnellys (stagione unica)
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domenica, 04 novembre 2007
The Black Donnellys
Robert Moresco/Paul Haggis
2007



Non hanno avuto vita facile i fratelli irlandesi di The Black Donnellys, serie tv NBC partita con mille aspettative, interrotta dopo poche puntate e portata a termine nello spazio ristretto di uno streaming via web: sorte beffarda, visto l’ampio respiro cinematografico che la caratterizzava. Partendo da un episodio sanguinario che viene lentamente svelato attraverso flashback al cardiopalma, raccontati da Joey "Ice Cream" amico dei Donnellys, la serie racconta la vita sulla strada di Tommy, Kevin, Sean e Jimmy, immischiati col crimine organizzato di New York. Scritta e prodotta da Robert Moresco e Paul Haggis (che dirige anche l’episodio pilota) The Black Donnellys sonda territori non proprio sconosciuti, ripescando situazioni e clichè che hanno reso grande un certo cinema che inizia con Coppola e finisce con Scorsese. Scampato però l’effetto revival, la serie si ritaglia il suo dignitoso spazio strizzando l’occhio al genere senza esserne travolto. Buona parte della riuscita è da imputare infatti ad un ritmo che parte serrato già dall’emblematica sigla (il cui tema portante è composto sui colpi di una pistola) e da un cast in cui non c’è un personaggio fuori posto, magnificamente caratterizzato attorno al conflitto interiore che finisce con l’essere il carburante di ogni situazione che si delinea. Le faide di strada e l’onore della famiglia vengono presi per la gola col vantaggio di ritrovarsi catapultati dentro l'azione, tra le mura di ambienti soffocanti, pistole ancora fumanti e l’odore del sangue. Un vero peccato quindi che il sipario sia calato così presto su quella che sembrava essere la serie tv dell’anno, piegata dalle logiche degli ascolti, che prometteva una nuova saga familiare da amare incondizionatamente.
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lunedì, 15 ottobre 2007
Dirt
Matthew Carnahan
(STAGIONE 1)
2007



Dietro le porte chiuse della redazione di una rivista scandalistica, si consuma la mattanza delle stars di turno capitanata da Lucy Spiller, spietata direttrice dal cuore che batte dietro l’angolo (basta, le vogliamo perfide senza sensi di colpa!) e Don Konkey il fido paparazzo al limite del grottesco che per la giusta legge del contrappasso, distruggendo vite altrui, non ne ha una propria ed è diviso tra miserie private e una schizofrenia sedata dai farmaci. C'è schiettezza nei temi, ma non nella loro contestualizzazione in Dirt, che appare sin da subito come una furba galleria di eccessi in cui l’imperativo è premere il piede sull’acceleratore della provocazione fine a se stessa, usandola al massimo come mezzo per una morale spicciola. Non è un bene che l’unica considerazione da fare si riporta ad un labile “scopriamo le magagne dello show-business e del gossip che alimenta o distrugge un personaggio pubblico”: dopo mesi in cui ad ogni apparizione di Corona in tv si è avuto un copioso travaso di bile, dovremmo applaudire alla serie USA di turno che parte con questi presupposti? Non c’è critica, non c’è satira degna di nota, i dialoghi sono nella media del prodotto di genere e si scippa a piene mani l’estetica del già celebre Nip/Tuck. Un telefilm che ha il peso della stampa a cui si ispira.
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domenica, 14 ottobre 2007
Californication
Tom Kapinos
(STAGIONE 1)
2007



Don’t judge a book by his cover. Hank Moody è uno scrittore non praticante (come ama definirsi), un Chinaski ripulito che ogni tanto si concede una bevuta e una sniffata di coca, senza però rinunciare al piacere della compagnia femminile. Per i più un grosso e stronzo cinico, ma a ben vedere è solo un uomo che ne ha viste troppe per essere assertivo nei confronti del prossimo. In due parole, un eroe. Tra un amore finito che cerca di riconquistare (nel bel mezzo di una crisi artistica) e mirabolanti avventure sotto le lenzuola, si dimostra leale con gli amici, ma soprattutto legatissimo alla figlia quattordicenne che si affaccia al mondo imbracciando una chitarra. E’ stato definito “il telefilm più sporcaccione che si possa vedere in tv senza estrarre la carta di credito“, ma sarebbe riduttivo riportare Californication alla sola componente sessuale. Molteplici gli aspetti che lo rendono un prodotto da ricordare: un ritmo serrato, una sceneggiatura brillante che non concede sconti (per la gioia di tutti i conservatori americani che hanno fatto partire la solita crociata mediatica) e una galleria di personaggi fallati e complessi che è un piacere scoprire di puntata in puntata. Ma è soprattutto il vecchio Moody a lasciare il segno, mentre ti sputa in faccia il fumo della sua sigaretta, dispensando massime di vita da marchiarsi a fuoco nella memoria.
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domenica, 30 settembre 2007
"Cheeeeers!!!"

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categoria:serie tv