giovedì, 19 ottobre 2006
The Black Dahlia
Brian De Palma
2006

"Finalmente un noir con le palle!" Perdonate l'espressione poco ortodossa, ma è quello che ho pensato all'uscita dalla sala, domandandomi anche i motivi di tutte le critiche piovute addosso al ritorno di De Palma. C'è chi ha detto che questo film non ha anima, ma quando mai i noir ne hanno una? Al massimo questa sarà sporca o impregnata del fumo di sigaretta, ma gli elementi di forza stanno altrove e in questo ci sono tutti: una trama intricata, un omicidio che è un pretesto per raccontare il lato oscuro dell'America, tra intrighi e perversioni, gangster e dark ladies. Certo, i limiti ci sono (un incipit troppo dilatato, probabilmente una parte finale in cui la soluzione è tanto affrettata quanto meccanica) ma The Black Dahlia rimane comunque un affascinante e convincente tributo al genere con un De Palma in ottima forma, che ci spiazza con un paio di sequenze memorabili ricordandoci il piacere della tecnica cinematografica (come rimanere indifferenti davanti al piano-sequenza con cui omaggia Welles e il suo Infernale Quinlan?) Riferendoci ai fasti del periodo classico hollywoodiano, non si può non citare gli attori che spesso erano il film stesso, in uno scambio quasi simbiotico. In questo caso, se strutturalmente a De Palma il gioco citazionistico viene piuttosto bene, altrettanto non si può dire per gli attori scelti: Josh Hartnett, il cui personaggio è l'anima del film, tenta disperatamente di riproporre un Bogart riveduto e corretto, risultando invece espressivo quanto una figurina raffigurante Dick Tracy; Aaron Eckhart è troppo sicuro di sè quanto macchiettistico (si parla di una scena tagliata in cui recita con un cartello al collo che dice "Sono un attore da film noir"); la Johansson, seppur perfettamente in parte e splendida pupa del boss, non emerge, ma è un limite intrinseco del suo personaggio. Fortunatamente si può contare sulla presenza di Hilary Swank che incarna in modo perfetto il personaggio della femme fatale: torbida e sensuale anche quando non parla, si presenta come una grande zona erogena in attesa di essere stimolata. E Mia Kirshner, la vittima Elisabeth Short, che attraverso i suoi suggestivi provini in bianco e nero dà quel tocco di raffinata perversione e mistero a tutto il film. E' grazie a queste figure femminili, alla resa visiva e alla maestria di De Palma che si può dimenticare tranquillamente qualche sbavatura: The Black Dahlia è un perfetto equilibrio di sensualità, ossessioni e orrori e se ora ho voglia di una sigaretta, di "infernali quinlan" e di "fiamme del peccato" un motivo ci sarà.
postato da: Iggy alle ore 20:57 | Permalink | commenti (14)
Commenti
#1   19 Ottobre 2006 - 21:30
 
Cavolo,complimentoni x la recensione,davvero "di genere"!!Detto questo quoto ogni singola parola:nonostante piccole(e avolte fastidiose)sbavature registiche questo film è una gioia per gli occhi in tutti i sensi!Bello!!!!e coem te, mi meraviglio per tutte le critiche fatte al film(freddo?!è un noir cribbio!!)
MR.DAVIS
utente anonimo

#2   20 Ottobre 2006 - 00:19
 
mi trovi perfettamente d'accordo, parola per parola.
forse un qualche merito in più a Eckhart glie l'avrei dato, ecco.
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#3   20 Ottobre 2006 - 10:12
 
@ MissVengeance,
mettiamola così: la prova di Eckhart non è assolutamente da buttare nel cesso, ma io personalmente avrei preferito qualcosa di più inicisivo e non solo una riproduzione fedele di altri personaggi di genere, per quello l'ho definito "macchietta". Per fare il confonto con un altro personaggio del film, quello interpretato da Hilary Swank; per me lei è riuscita a dare quello che avrei voluto da tutti: un'interpretazione più personale. Lei era Madeleine Linscott e non la Swank che giocava a fare il noir
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#4   20 Ottobre 2006 - 14:44
 
Perfettamente d'accordo con te!!!E hai usato la parola "gioco" giustamente:i due maschietti davvero sembravano giocare a fare il poliziotto;La Swank ha dato vita a un personaggio diabolicamente ambiguo!e io ci vado a nozze!:-)))
MR.DAVIS
utente anonimo

#5   20 Ottobre 2006 - 16:56
 
@Iggy
Il film mi è piaciuto così tanto che ora sto leggendo il libro. Quando l'ho visto non sapevo delle critiche che erano state mosse. Mi madre mi aveva detto che tutti quelli che l'avevano visto avevano reagito "nicchiando e tentennando". Le ho chiesto poi per quali ragioni. Nessuno sapeva spiegarsi. Forse che ormai per principio, i film dei grandi registi devono per forza essere non convincenti. Poi magari a distanza di 10 anni si grida al miracolo ripensando a certi fiilm: "ma come, a quei tempi non dicevate che faceva schifo?" Del resto, se ci pensi, persino i nostri Bmovie anni 70 sono tornati in auge grazie a Quentin Tarantino, e adesso Lino Banfi o Gloria Guida sono considerati dei grandi attori (forse Lino lo è sempre stato per la verità). Penso che l'unica cosa del film che possa essere considerata un difetto è che la scelta narrativa si concentra più sullo sviluppo dei personaggi che sull'indagine vera e propria. Da quello che ho letto, pare che questo fosse voluto da De Palma, il quale si è precedentemente confrontato con Elroy nella stesura della sceneggiatura. Del resto, leggendo il libro (sul quale nessuno ha avuto nulla da dire), mi pare che fin'ora tutto proceda parallelamente all'adattamento cinematografico. Anzi, dirò di più, come hai già detto tu, nel film è stato scelto di dare risalto alla Dalia e al suo personaggio con questi inserti tratti dai suoi provini, cosa che nel libro non c'è. D'altro canto, nel libro si approfondiscono alcuni punti che nel film restano un pò in sospeso. Per esempio il perchè di tanto accanimento e coinvolgimento da parte di Lee (il biondone) nell'indagine sull'omicidio.
zed
utente anonimo

#6   20 Ottobre 2006 - 17:34
 
Oh Zed, perfettamente daccordo su tutto!
Confermo la notizia su Ellroy che effettivamente ha sequito la stesura della sceneggiatura e la sua soddisfazione per il risultato finale l'ha spinto anche a prendere parte al giro promozionale per il film insieme a regista e cast (e questo per zittire chi continua a fare paragoni tra libro e film: uno scrittore che approva un film tratto dal proprio libro credo valga più di mille parole).
Per quanto riguarda la reazione di Lee, nel film tirano in ballo il trauma della morte della sorella, è appena accennato, ma comunque lo dicono.
Io ancora non ho letto il libro, ma lo farò presto
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#7   20 Ottobre 2006 - 19:21
 
parzialmente d'accordo. parzialmente.
http://indelirioveritas.splinder.com/tag/the_black_dahlia
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#8   20 Ottobre 2006 - 19:51
 
Avrei voluto entusiasmarmi con questo film, gli elementi ci sono tutti, ma.. non ne ho sentito l'odore, più che l'anima (anche perchè bisogna vedere che anima si cerca).
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#9   21 Ottobre 2006 - 13:06
 
Non hai sentito nemmeno l'odore di sigaretta? Io, da non fumatore, credo di avere avuto lo stesso una crisi di astinenza lunga 120 minuti! =))
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#10   21 Ottobre 2006 - 13:12
 
Ma quanto hai ragione!!!!parlo anche io da non fumatore!!e una mia amica all'uscita voleva il collo di volpe e la veletta sugli occhi!!:-)))
MR.DAVIS
utente anonimo

#11   23 Ottobre 2006 - 13:42
 
Sai bene quanto aspettassi questo film e quanto sia rimasto deluso dalla sua visione ...
Purtroppo,Black Dahlia non mi ha entusiasmato, anzi ... E' vero, ci sono belle scene, inquadrature che sono la firma di De Palma, una bella prova d'attori (Mia Kirshner e Josh Hartnett in primis), ma non sono riuscito a ritrovare il romanzo di Ellroy ...
Sicuramente ho sbagliato nel leggere prima il romanzo (bellissimo), ed ho sbagliato anche nell'andare al cinema con un'ansia da capolavoro, ma resta il fatto che non ho ancora "digerito" tutto il secondo tempo del film dove, secondo me, De Palma perde la bussola ("...ma chi sono io per poter giudicare una maestro del cinema???"... me lo dico da solo ....) e riassume e chiude frettolosamente la storia ...
Devo andare a rivedere questo film, con calma e a sangue freddo ...
Ciao, Ale ;-)
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#12   23 Ottobre 2006 - 15:46
 
Azz... pensa che l'accenno alla morte della sorella citato nel film, mi era completamente sfuggito. Comunque in effetti il film (il libro è ancora peggio) è imbottito di nomi, soprannomi e personaggi, per cui è facile perdere il filo. Nel libro c'è quasi da ammattire tra i nomi originali, i diminutivi, gli pseudonomi. Se pensi che quando sono uscita dal cinema ho chiesto al mio amico: Ma chi era Elisabeth Short?... Certo che tra Elisabeth, Beth, Betty e la Dalia, alla fine non ci si capisce nulla. Comunque, anche se di solito è buona norma leggere prima i libi e poi vedere il film, io scelgo (se ce la fo) di fare il contrario.
utente anonimo

#13   23 Ottobre 2006 - 16:05
 
Infatti, credo che una seconda visione possa solo giovare al giudizio complessivo sul film
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#14   23 Ottobre 2006 - 17:38
 
Sebbeni concordo con chi lo trova un pò incasinato io cmq credo sia un film in cui il filo guida c 'è sempre:l'indagine dell'omicidio.Poi sarà che dopo Mulholland Drive tutto mi sembra facile da capire..
MR.DAVIS
utente anonimo

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categoria:recensioni, iggy