The Black Dahlia
Brian De Palma
2006
"Finalmente un noir con le palle!" Perdonate l'espressione poco ortodossa, ma è quello che ho pensato all'uscita dalla sala, domandandomi anche i motivi di tutte le critiche piovute addosso al ritorno di De Palma. C'è chi ha detto che questo film non ha anima, ma quando mai i noir ne hanno una? Al massimo questa sarà sporca o impregnata del fumo di sigaretta, ma gli elementi di forza stanno altrove e in questo ci sono tutti: una trama intricata, un omicidio che è un pretesto per raccontare il lato oscuro dell'America, tra intrighi e perversioni, gangster e dark ladies. Certo, i limiti ci sono (un incipit troppo dilatato, probabilmente una parte finale in cui la soluzione è tanto affrettata quanto meccanica) ma The Black Dahlia rimane comunque un affascinante e convincente tributo al genere con un De Palma in ottima forma, che ci spiazza con un paio di sequenze memorabili ricordandoci il piacere della tecnica cinematografica (come rimanere indifferenti davanti al piano-sequenza con cui omaggia Welles e il suo Infernale Quinlan?) Riferendoci ai fasti del periodo classico hollywoodiano, non si può non citare gli attori che spesso erano il film stesso, in uno scambio quasi simbiotico. In questo caso, se strutturalmente a De Palma il gioco citazionistico viene piuttosto bene, altrettanto non si può dire per gli attori scelti: Josh Hartnett, il cui personaggio è l'anima del film, tenta disperatamente di riproporre un Bogart riveduto e corretto, risultando invece espressivo quanto una figurina raffigurante Dick Tracy; Aaron Eckhart è troppo sicuro di sè quanto macchiettistico (si parla di una scena tagliata in cui recita con un cartello al collo che dice "Sono un attore da film noir"); la Johansson, seppur perfettamente in parte e splendida pupa del boss, non emerge, ma è un limite intrinseco del suo personaggio. Fortunatamente si può contare sulla presenza di Hilary Swank che incarna in modo perfetto il personaggio della femme fatale: torbida e sensuale anche quando non parla, si presenta come una grande zona erogena in attesa di essere stimolata. E Mia Kirshner, la vittima Elisabeth Short, che attraverso i suoi suggestivi provini in bianco e nero dà quel tocco di raffinata perversione e mistero a tutto il film. E' grazie a queste figure femminili, alla resa visiva e alla maestria di De Palma che si può dimenticare tranquillamente qualche sbavatura: The Black Dahlia è un perfetto equilibrio di sensualità, ossessioni e orrori e se ora ho voglia di una sigaretta, di "infernali quinlan" e di "fiamme del peccato" un motivo ci sarà.
Brian De Palma
2006
"Finalmente un noir con le palle!" Perdonate l'espressione poco ortodossa, ma è quello che ho pensato all'uscita dalla sala, domandandomi anche i motivi di tutte le critiche piovute addosso al ritorno di De Palma. C'è chi ha detto che questo film non ha anima, ma quando mai i noir ne hanno una? Al massimo questa sarà sporca o impregnata del fumo di sigaretta, ma gli elementi di forza stanno altrove e in questo ci sono tutti: una trama intricata, un omicidio che è un pretesto per raccontare il lato oscuro dell'America, tra intrighi e perversioni, gangster e dark ladies. Certo, i limiti ci sono (un incipit troppo dilatato, probabilmente una parte finale in cui la soluzione è tanto affrettata quanto meccanica) ma The Black Dahlia rimane comunque un affascinante e convincente tributo al genere con un De Palma in ottima forma, che ci spiazza con un paio di sequenze memorabili ricordandoci il piacere della tecnica cinematografica (come rimanere indifferenti davanti al piano-sequenza con cui omaggia Welles e il suo Infernale Quinlan?) Riferendoci ai fasti del periodo classico hollywoodiano, non si può non citare gli attori che spesso erano il film stesso, in uno scambio quasi simbiotico. In questo caso, se strutturalmente a De Palma il gioco citazionistico viene piuttosto bene, altrettanto non si può dire per gli attori scelti: Josh Hartnett, il cui personaggio è l'anima del film, tenta disperatamente di riproporre un Bogart riveduto e corretto, risultando invece espressivo quanto una figurina raffigurante Dick Tracy; Aaron Eckhart è troppo sicuro di sè quanto macchiettistico (si parla di una scena tagliata in cui recita con un cartello al collo che dice "Sono un attore da film noir"); la Johansson, seppur perfettamente in parte e splendida pupa del boss, non emerge, ma è un limite intrinseco del suo personaggio. Fortunatamente si può contare sulla presenza di Hilary Swank che incarna in modo perfetto il personaggio della femme fatale: torbida e sensuale anche quando non parla, si presenta come una grande zona erogena in attesa di essere stimolata. E Mia Kirshner, la vittima Elisabeth Short, che attraverso i suoi suggestivi provini in bianco e nero dà quel tocco di raffinata perversione e mistero a tutto il film. E' grazie a queste figure femminili, alla resa visiva e alla maestria di De Palma che si può dimenticare tranquillamente qualche sbavatura: The Black Dahlia è un perfetto equilibrio di sensualità, ossessioni e orrori e se ora ho voglia di una sigaretta, di "infernali quinlan" e di "fiamme del peccato" un motivo ci sarà. 




