La bestia nel cuore
Cristina Comencini
2005
Alla Mostra del cinema di Venezia 2005 La bestia nel Cuore, di Cristina Comencini (figlia del già noto cineasta Luigi, con cui ha collaborato a lungo nei panni di sceneggiatore), era il secondo film italiano ad appellarsi alla critica. Ha strappato applausi e commozione, e c'era da aspettarselo, vista l'attualità e la drammaticità del tema, delicato e coraggiosamente disturbante. Tratto dall'omonimo romanzo della stessa regista, il film ci racconta di Sabina (una splendida Giovanna Mezzogiorno), doppiatrice di telefilm, bella e felicemente innamorata di Franco (Alessio Boni), attore di teatro. La loro convivenza è serena, minacciata appena dalle esigenze economiche, che portano Franco a vestire i panni di attore in un discutibile telefilm. L'equilibrio di Sabina è però minacciato dai suoi incubi, cominciati in concomitanza con la sua gravidanza, che riportano alla luce sfumature dei ricordi della sua infanzia. In questa condizione, riconosce in suo fratello Daniele (un Luigi Lo Cascio non in ottima forma) l'unica persona in grado di poterla aiutare a ricordare. La verità che emergerà dal loro incontro si rivelerà per Sabina a tratti insormontabile, ma la renderà più forte e preparata ai "chiaroscuri della normalità". La Comencini dimostra una discreta maturità artistica, ma non sempre capace di dirigere gli attori in modo convincente in certe scene, che avrebbero richiesto una maggiore carica emotiva dagli interpreti protagonisti. Questo porta a riconoscere una drammaticità spezzata, non adeguatamente preparata nel corso del film, e che prende il posto che merita, con forza e vigore, solo verso la fine. L'equilibrio tra ironia e passione dei personaggi non protagonisti è invece perfettamente riuscita: le interpretazioni di Angela Finocchiaro (Maria), Stefania Rocca (Emilia) e Giuseppe Battiston (il Regista Negri) sono curate, eleganti e convincenti. Buono anche il taglio registico e la scelta degli ambienti, con dialoghi quasi sempre all'altezza. Discreta quanto caratteristica (tipica del cinema italiano "impegnato") è la fotografia, senza eccessi ma di classe, nelle contrapposizioni di luci, ombre e colori. Non all'altezza è forse la colonna sonora, poco ricercata e sterile, che passa quasi "inascoltata". Film ben oltre la sufficienza, macchiato forse da una sottile incoerenza nella scelta di un tema forse eccessivamente scabroso, che appare oscurare il coraggio di averlo proposto.
recensione scritta da tagtgren
Cristina Comencini
2005
Alla Mostra del cinema di Venezia 2005 La bestia nel Cuore, di Cristina Comencini (figlia del già noto cineasta Luigi, con cui ha collaborato a lungo nei panni di sceneggiatore), era il secondo film italiano ad appellarsi alla critica. Ha strappato applausi e commozione, e c'era da aspettarselo, vista l'attualità e la drammaticità del tema, delicato e coraggiosamente disturbante. Tratto dall'omonimo romanzo della stessa regista, il film ci racconta di Sabina (una splendida Giovanna Mezzogiorno), doppiatrice di telefilm, bella e felicemente innamorata di Franco (Alessio Boni), attore di teatro. La loro convivenza è serena, minacciata appena dalle esigenze economiche, che portano Franco a vestire i panni di attore in un discutibile telefilm. L'equilibrio di Sabina è però minacciato dai suoi incubi, cominciati in concomitanza con la sua gravidanza, che riportano alla luce sfumature dei ricordi della sua infanzia. In questa condizione, riconosce in suo fratello Daniele (un Luigi Lo Cascio non in ottima forma) l'unica persona in grado di poterla aiutare a ricordare. La verità che emergerà dal loro incontro si rivelerà per Sabina a tratti insormontabile, ma la renderà più forte e preparata ai "chiaroscuri della normalità". La Comencini dimostra una discreta maturità artistica, ma non sempre capace di dirigere gli attori in modo convincente in certe scene, che avrebbero richiesto una maggiore carica emotiva dagli interpreti protagonisti. Questo porta a riconoscere una drammaticità spezzata, non adeguatamente preparata nel corso del film, e che prende il posto che merita, con forza e vigore, solo verso la fine. L'equilibrio tra ironia e passione dei personaggi non protagonisti è invece perfettamente riuscita: le interpretazioni di Angela Finocchiaro (Maria), Stefania Rocca (Emilia) e Giuseppe Battiston (il Regista Negri) sono curate, eleganti e convincenti. Buono anche il taglio registico e la scelta degli ambienti, con dialoghi quasi sempre all'altezza. Discreta quanto caratteristica (tipica del cinema italiano "impegnato") è la fotografia, senza eccessi ma di classe, nelle contrapposizioni di luci, ombre e colori. Non all'altezza è forse la colonna sonora, poco ricercata e sterile, che passa quasi "inascoltata". Film ben oltre la sufficienza, macchiato forse da una sottile incoerenza nella scelta di un tema forse eccessivamente scabroso, che appare oscurare il coraggio di averlo proposto.recensione scritta da tagtgren





