Anche libero va bene
Kim Rossi Stuart
2006
La famiglia continua a essere uno degli argomenti più comuni e frequenti del cinema italiano degli ultimi anni e anche Kim Rossi Stuart, qui all'esordio come regista, decide di raccontare la storia di una famiglia alla deriva, tra abbandoni, litigi e qualche timido spiraglio di rinascita. Il suo però è un punto di vista nuovo che emerge all'interno del panorama cinematografico italiano, primo perchè l'approccio è prettamente maschile e per una volta a tradire non è l'uomo, ma la donna e in secondo luogo perchè viene delineata una realtà familiare monogenitoriale sempre più presente nel nostro contesto sociale. Il genitore abbandonato e con due figli a carico è Renato (Kim Rossi Stuart) vicino ai 40, uomo forte e orgoglioso, professione cameraman free-lance. Da quando la moglie lo ha lasciato, si occupa di tutto cercando di mantenere in equilibrio quel piccolo nucleo familiare, forse caricando di troppa responsabilità i suoi bambini che lo aiutano, nel limite del possibile, a portare avanti la casa, sviluppando un'indipendenza che forse a quell'età non si dovrebbe avere. Renato dà loro tutto l'affetto di cui hanno bisogno, è amorevole e complice, ma alterna questi momenti con altri in cui, sopraffatto dalle mille difficoltà che non riesce a gestire, diventa feroce e verbalmente molto tagliente. Stefania, la madre fedifraga (Barbara Bobulova) è una donna fragile, infantile, poco propensa a responsabilizzarsi verso la propria famiglia. Il suo è un amore superficiale, entra ed esce dalla vita domestica senza neppure accorgersi dei danni che causa, illusa che dispensare amore una tantum possa servire comunque a qualcosa. Viola è la sorella maggiore, poco più che adolescente, ingenua e disposta a perdonare la madre ogni volta che questa torna nella loro vita, forse per la voglia di avere finalmente una famiglia felice. Tommy (un'eccezionale Alessandro Morace) ha 11 anni ed è lui che ci guida all'interno di questa storia, sono suoi gli occhi attraverso i quali assistiamo al disfacimento di questa famiglia, gli stessi occhi che guardano con diffidenza quella madre sfuggente e con amore, un padre umorale che ama profondamente e al quale è molto legato. La sua è una storia di infanzia negata, di sogni infranti, di esuberanza non espressa, colpa di un confronto troppo precoce con le responsabilità, le emozioni, le frustrazioni e le paure degli adulti. Kim Rossi Stuart riesce nell'intento di dare al suo film una tessitura molto realistica; si potrebbe addirittura azzardare un paragone con alcune opere neorealiste, ed è un piacere non trovarvi al suo interno soluzioni da fiction, tanto care al nuovo cinema italiano.Anche libero va bene è un film onesto che regala bellissime e talvolta dolorose istantanee di vita vissuta, un occhio attento che si posa sulle relazioni, cogliendone i particolari (molto toccanti certe sfumature del rapporto padre/figlio) che ci parla di una famiglia disfunzionale senza nessun tipo di retorica, dove non esistono buoni o cattivi, ma solo esseri umani, fragili e con i loro limiti che forse commettono troppi errori causando dolore, ma che in fondo tentano solo di amare disperatamente.
Kim Rossi Stuart
2006
La famiglia continua a essere uno degli argomenti più comuni e frequenti del cinema italiano degli ultimi anni e anche Kim Rossi Stuart, qui all'esordio come regista, decide di raccontare la storia di una famiglia alla deriva, tra abbandoni, litigi e qualche timido spiraglio di rinascita. Il suo però è un punto di vista nuovo che emerge all'interno del panorama cinematografico italiano, primo perchè l'approccio è prettamente maschile e per una volta a tradire non è l'uomo, ma la donna e in secondo luogo perchè viene delineata una realtà familiare monogenitoriale sempre più presente nel nostro contesto sociale. Il genitore abbandonato e con due figli a carico è Renato (Kim Rossi Stuart) vicino ai 40, uomo forte e orgoglioso, professione cameraman free-lance. Da quando la moglie lo ha lasciato, si occupa di tutto cercando di mantenere in equilibrio quel piccolo nucleo familiare, forse caricando di troppa responsabilità i suoi bambini che lo aiutano, nel limite del possibile, a portare avanti la casa, sviluppando un'indipendenza che forse a quell'età non si dovrebbe avere. Renato dà loro tutto l'affetto di cui hanno bisogno, è amorevole e complice, ma alterna questi momenti con altri in cui, sopraffatto dalle mille difficoltà che non riesce a gestire, diventa feroce e verbalmente molto tagliente. Stefania, la madre fedifraga (Barbara Bobulova) è una donna fragile, infantile, poco propensa a responsabilizzarsi verso la propria famiglia. Il suo è un amore superficiale, entra ed esce dalla vita domestica senza neppure accorgersi dei danni che causa, illusa che dispensare amore una tantum possa servire comunque a qualcosa. Viola è la sorella maggiore, poco più che adolescente, ingenua e disposta a perdonare la madre ogni volta che questa torna nella loro vita, forse per la voglia di avere finalmente una famiglia felice. Tommy (un'eccezionale Alessandro Morace) ha 11 anni ed è lui che ci guida all'interno di questa storia, sono suoi gli occhi attraverso i quali assistiamo al disfacimento di questa famiglia, gli stessi occhi che guardano con diffidenza quella madre sfuggente e con amore, un padre umorale che ama profondamente e al quale è molto legato. La sua è una storia di infanzia negata, di sogni infranti, di esuberanza non espressa, colpa di un confronto troppo precoce con le responsabilità, le emozioni, le frustrazioni e le paure degli adulti. Kim Rossi Stuart riesce nell'intento di dare al suo film una tessitura molto realistica; si potrebbe addirittura azzardare un paragone con alcune opere neorealiste, ed è un piacere non trovarvi al suo interno soluzioni da fiction, tanto care al nuovo cinema italiano.Anche libero va bene è un film onesto che regala bellissime e talvolta dolorose istantanee di vita vissuta, un occhio attento che si posa sulle relazioni, cogliendone i particolari (molto toccanti certe sfumature del rapporto padre/figlio) che ci parla di una famiglia disfunzionale senza nessun tipo di retorica, dove non esistono buoni o cattivi, ma solo esseri umani, fragili e con i loro limiti che forse commettono troppi errori causando dolore, ma che in fondo tentano solo di amare disperatamente.
postato da: Iggy alle ore 17:25 | Permalink |
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categoria:recensioni, iggy, festival tavolara
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