mercoledì, 10 maggio 2006
Le conseguenze dell'amore
Paolo Sorrentino
2004

Nonostante la sconfortata espressione il cinema italiano è in crisi sia divenuta un refrain buono per tutte le stagioni, degli ultimi trent'anni (perché ci si ostina a far riferimento ad un' Età dell'Oro irripetibile come il periodo a cavallo tra fine anni Quaranta e inizi anni Sessanta), ci sembra, obiettando, di poter dire che qualcosa si muove: infatti alcune pellicole ci inducono non solo a sperare che la nostra industria cinematografica sia tutt'altro che agonizzante, ma che anzi manifesti fermenti vitali di tutto rispetto. Una di queste è "Le conseguenze dell'amore" del trentacinquenne regista napoletano Paolo Sorrentino, qui al suo secondo lungometraggio. Presentato all'ultima edizione del Festival del cinema di Cannes, era l'unico film italiano sulla croisette, ed ha goduto di giudizi lusinghieri, confermati anche dalla presenza alla selezione proposta da "Una notte in Italia", il Festival del cinema di Tavolara, rassegna nata in sordina ma che dopo quindici anni comincia ad avere un suo posto. Il film, costruito con ritmo serrato, colonna sonora perfetta e scelte visive intelligenti ed azzeccate, racconta di un cinquantenne del Sud, Titta di Girolamo, e della sua incredibile quotidianità, attraverso un lungo monologo interiore che non cede mai ad alcun moto di patetismo, e che non abbandona mai quella severa eleganza distaccata dal mondo che rappresenta la cifra stilistica del personaggio. Di Girolamo vive infatti da otto anni in una tranquilla cittadina svizzera, senza parenti o amici. Ogni mese paga regolarmente l'albergo più che dignitoso che lo ospita, veste sempre con un certo gusto e utilizza delle fuoriserie per i suoi rari spostamenti. La sua è una solitudine quasi monastica (che all'inizio non si comprende quanto voluta o subita), in cui non vi è spazio per niente e nessuno, al di fuori di un'unica, grande trasgressione, che egli riesce a mantenere su binari controllabili: da moltissimi anni, infatti, le dieci del mattino di mercoledì rappresentano il suo momento di evasione, un giorno da eroinomane part-time destinato a non lasciare tracce, grazie alla complessa e costosa operazione di ripulitura del sangue a cui annualmente si sottopone. Tutto questo senza avere, in apparenza, niente che somigli ad un lavoro. In realtà un'occupazione, che è riduttivo definire particolare, ce l'ha, ed è l'origine della sua solitudine. Il suo appiattimento nell'abitudine vanifica lo scorrere del tempo, anzi; con gli anni che si susseguono tutti uguali la sua immobilità si ingrandisce e si consolida, come una corazza che nel contempo lo protegge e lo imprigiona, rendendo impossibile a chiunque di entrare. Perché di Girolamo una famiglia ce l'ha avuta, ma vive lontana e si disinteressa completamente di lui: solo il fratello (Adriano Giannini) cerca di sfondare quella barriera, ma è come se nonostante l'affetto, non riesca a trovare il giusto linguaggio, il codice personalissimo con cui Titta sarebbe in grado di comunicare. L'ostinazione di una bella cameriera (Olivia Magnani) riuscirà a forzare le sue resistenze, rigenerando in lui una speranza di cui aveva perso il ricordo che gli permetterà quelle reazioni indispensabili per farlo sentire vivo ancora una volta, ma che saranno la causa del precipitare degli eventi. Il volto e la voce di questo personaggio triste ed austero, perennemente insonne e quindi infelice (per dirla con Cèline), sono stati affidati senza alcun indugio a Toni Servillo, uno dei migliori attori della sua generazione (che ha qui una straordinaria e inquietante somiglianza con Cesare Romiti!). Le rivelazioni, che spiegano l'incomprensibile modus vivendi del protagonista, stillano, sapientemente centellinate, dal suo lungo, bellissimo soliloquio. Pare che il regista (che è anche sceneggiatore) abbia impiegato non più di una settimana per scriverlo: il risultato è un piccolo capolavoro. Da vedere.

recensione scritta da rita
postato da: Iggy alle ore 12:35 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1   06 Giugno 2006 - 13:05
 
In assoluto uno dei film più belli degli ultimi anni.
Di Sorrentino/Servillo è da vedere anche la messa in scena di Sabato, Domenica e Lunedì di De Filippo... a trovarla!
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#2   06 Giugno 2006 - 13:07
 
Ciao! Ma non conoscevo assolutamente questo progetto De Filippo!! E 'andato in onda da qualche parte!?
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#3   06 Giugno 2006 - 13:12
 
Su rai2 in un sabato notte di qualche tempo fa (un paio d'annetti).
E' una delle commedie più famose e importanti di Eduardo De Filippo. La regia era molto interessante, a metà tra il teatro e il cinema. Bella prova di Servillo e gli altri attori :)
Bye, bel blog cmq!
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#4   06 Giugno 2006 - 13:19
 
Grazie :)

Ora sono eccessivamente curioso di vedere questa parentesi teatrale di Sorrentino!
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#5   15 Settembre 2007 - 12:08
 
Un piccolo gioiello italiano di cui andare fieri! Un regista fenomenale e un attore memorabile! Me ne sono completamente innamorata.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Ale55andra

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