Creature del cielo
Peter Jackson
1994
Fino a che punto ci si spinge per dare felicità all'altro? Partendo da un fatto di cronaca degli anni '50, la morbosa amicizia tra due adolescenti neozelandesi Pauline Parker e Juliet Hulme, sfociata in tragedia, Jackson crea uno dei suoi lavori più riusciti.Creature del cielo rappresenta sicuramente il trait-d'union tra un passato al limite del cattivo gusto ed un presente da grande cineasta. Vedere questo film dopo i fasti de IlSignore degli anelli e l’ottima rivisitazione di King Kong , è un piacere senza limiti, perché mostra un regista in piena forma che spiazza tutti con un film che, privato della patina da super-produzione hollywoodiana, si presenta come praticamente perfetto. A partire da una sceneggiatura impeccabile, scritta a quattro mani con Frances Walsh e a ragione candidata all’oscar, in cui si sviluppa la storia delle due ragazze, dal primo timido incontro ad un’amicizia totalizzante, fino al tragico epilogo. Il tutto abilmente diretto da Jackson che dipinge in modo magistrale il mondo in cui si muovono Pauline e Juliet. Uno spazio immaginario, definito dalle due “quarto mondo”, una sorta di paradiso “ma più divertente perché non ci sono i cristiani”, abitato da personaggi di argilla e unicorni, dove si rifugiano per sfuggire ad una realtà in cui troppo spesso non riescono ad inserirsi. Ed è proprio questa la forza del film, un equilibrio perfetto tra realtà e fantasia, dove il talento visionario di Jackson si esprime ai massimi livelli senza mai scadere nella forzatura. A questo va aggiunta l’ottima interpretazione delle due protagoniste, tra cui una Kate Winslet particolarmente convincente e qui alla sua prima prova di attrice. In sostanza, un lavoro da riscoprire anche per toccare con mano il talento di Jackson, uno dei cineasti più interessanti della nuova generazione, considerazione confermata da uno dei momenti più alti del film, in cui viene magistralmente citato Welles con un repentino cambio d’uso della macchina da presa che ricalca le profondità di campo introdotte inQuarto Potere, il tutto in uno dei tanti sogni ad occhi aperti di Pauline e Juliet.
Peter Jackson
1994
Fino a che punto ci si spinge per dare felicità all'altro? Partendo da un fatto di cronaca degli anni '50, la morbosa amicizia tra due adolescenti neozelandesi Pauline Parker e Juliet Hulme, sfociata in tragedia, Jackson crea uno dei suoi lavori più riusciti.Creature del cielo rappresenta sicuramente il trait-d'union tra un passato al limite del cattivo gusto ed un presente da grande cineasta. Vedere questo film dopo i fasti de IlSignore degli anelli e l’ottima rivisitazione di King Kong , è un piacere senza limiti, perché mostra un regista in piena forma che spiazza tutti con un film che, privato della patina da super-produzione hollywoodiana, si presenta come praticamente perfetto. A partire da una sceneggiatura impeccabile, scritta a quattro mani con Frances Walsh e a ragione candidata all’oscar, in cui si sviluppa la storia delle due ragazze, dal primo timido incontro ad un’amicizia totalizzante, fino al tragico epilogo. Il tutto abilmente diretto da Jackson che dipinge in modo magistrale il mondo in cui si muovono Pauline e Juliet. Uno spazio immaginario, definito dalle due “quarto mondo”, una sorta di paradiso “ma più divertente perché non ci sono i cristiani”, abitato da personaggi di argilla e unicorni, dove si rifugiano per sfuggire ad una realtà in cui troppo spesso non riescono ad inserirsi. Ed è proprio questa la forza del film, un equilibrio perfetto tra realtà e fantasia, dove il talento visionario di Jackson si esprime ai massimi livelli senza mai scadere nella forzatura. A questo va aggiunta l’ottima interpretazione delle due protagoniste, tra cui una Kate Winslet particolarmente convincente e qui alla sua prima prova di attrice. In sostanza, un lavoro da riscoprire anche per toccare con mano il talento di Jackson, uno dei cineasti più interessanti della nuova generazione, considerazione confermata da uno dei momenti più alti del film, in cui viene magistralmente citato Welles con un repentino cambio d’uso della macchina da presa che ricalca le profondità di campo introdotte inQuarto Potere, il tutto in uno dei tanti sogni ad occhi aperti di Pauline e Juliet.




