Speed Racer
Andy & Larry Wachowski
2008
La novità è che dopo il lesbo noir “Bound” e le derive filosofiche del fantascientifico “Matrix”, il ritorno dei fratelli Wachowski è a dimensione familiare e, visto il soggetto, non poteva essere altrimenti. Ispirato all’anime giapponese “Match Go Go Go”, Speed Racer è un’esperienza unica, un giocattolone psichedelico che non ha uguali nella sua forma compositiva. I Wachowski infatti si sbizzarriscono e re-inventano anche stavolta il genere: il risultato è un film che sembra un cartone riveduto e corretto, dove la grafica digitale non è solo lo sfondo in cui impiegare tutto il budget a disposizione, ma parte integrante del progetto che inonda letteralmente i personaggi che la percorrono a tutta velocità. Una velocità ricercata ossessivamente non solo nello spirito del racconto su quattro ruote e circuiti automobilistici, ma anche nella struttura stessa del film che, salvo alcune parentesi, non scende mai al di sotto dei 400 chilometri orari con un montaggio adrenalinico (il primo quarto d’ora è da incorniciare), carrelli al limite dell’impossibile, telecamere volanti, frenetici cambi si soggettiva, stacchi dinamici, sovrimpressioni, il tutto immerso in una fotografia dai colori abbaglianti e iperrealistici e un’estetica “frullata” da pop art. Di contro però ad un impatto visivo che mozza il fiato e diverte, non si può non sottolineare la faciloneria di una sceneggiatura che, pur filando liscia senza intoppi non lesina seriosa retorica da buoni sentimenti e concessioni ad un infantilismo che risultano ancora più stridenti se si pensa al fatto che nemmeno i film di animazione moderni cadono più in simili clichè. Ad un film come questo avrebbe giovato insomma una buona dose di ironia che qui è carente e spesso attribuita ad un bambino che si accompagna ad una scimmia umanizzata. Forma o sostanza, decidete dunque voi a quale aspetto dare più peso. Qui Speed Racer, nel suo essere puro intrattenimento roboante e sopra le righe ha convinto non poco: quando si esce dalla sala carichi di entusiasmo alcune considerazioni possono anche passare in secondo piano, no? Quindi, piede sull’acceleratore e go go go!
Andy & Larry Wachowski
2008
La novità è che dopo il lesbo noir “Bound” e le derive filosofiche del fantascientifico “Matrix”, il ritorno dei fratelli Wachowski è a dimensione familiare e, visto il soggetto, non poteva essere altrimenti. Ispirato all’anime giapponese “Match Go Go Go”, Speed Racer è un’esperienza unica, un giocattolone psichedelico che non ha uguali nella sua forma compositiva. I Wachowski infatti si sbizzarriscono e re-inventano anche stavolta il genere: il risultato è un film che sembra un cartone riveduto e corretto, dove la grafica digitale non è solo lo sfondo in cui impiegare tutto il budget a disposizione, ma parte integrante del progetto che inonda letteralmente i personaggi che la percorrono a tutta velocità. Una velocità ricercata ossessivamente non solo nello spirito del racconto su quattro ruote e circuiti automobilistici, ma anche nella struttura stessa del film che, salvo alcune parentesi, non scende mai al di sotto dei 400 chilometri orari con un montaggio adrenalinico (il primo quarto d’ora è da incorniciare), carrelli al limite dell’impossibile, telecamere volanti, frenetici cambi si soggettiva, stacchi dinamici, sovrimpressioni, il tutto immerso in una fotografia dai colori abbaglianti e iperrealistici e un’estetica “frullata” da pop art. Di contro però ad un impatto visivo che mozza il fiato e diverte, non si può non sottolineare la faciloneria di una sceneggiatura che, pur filando liscia senza intoppi non lesina seriosa retorica da buoni sentimenti e concessioni ad un infantilismo che risultano ancora più stridenti se si pensa al fatto che nemmeno i film di animazione moderni cadono più in simili clichè. Ad un film come questo avrebbe giovato insomma una buona dose di ironia che qui è carente e spesso attribuita ad un bambino che si accompagna ad una scimmia umanizzata. Forma o sostanza, decidete dunque voi a quale aspetto dare più peso. Qui Speed Racer, nel suo essere puro intrattenimento roboante e sopra le righe ha convinto non poco: quando si esce dalla sala carichi di entusiasmo alcune considerazioni possono anche passare in secondo piano, no? Quindi, piede sull’acceleratore e go go go!





