Michael Clayton
Tony Gilroy
2007
Con un incipit asciutto e cupo al punto giusto, immerso in una notturna ed irriconoscibile New York, che rivela sin da subito l’atmosfera che si respirerà per tutta la sua durata, Michael Clayton parte bene ma non mantiene fino in fondo le ottime aspettative iniziali. Sia chiaro, qui si è lontani dal sonoro tonfo nell’acqua, ma l’impressione predominante è quella di avere assistito ad un lavoro che punta in alto senza averne le possibilità. A conti fatti Tony Gilroy, già blasonato sceneggiatore e qui alla sua prima regia, gira attorno ad una trama piuttosto telefonata con la solita multinazionale sul banco degli imputati e il corollario di viscidi avvocati vs avvocati dal cuore d’oro e altri con crisi di coscienza disposti a mettere in pericolo la loro vita, pur di allontanare il senso di colpa. Un soggetto non nuovo al cinema di genere che qui viene manipolato da una struttura circolare e che ha nella sua lunga parte centrale i limiti più evidenti. E’ l’incedere non propriamente lineare che, aprendo tutte le parentesi del caso per descrivere le dinamiche tra i personaggi, anzichè appassionare non fa altro che appesantire l’intera narrazione, rendendo il film prolisso e incerto nel suo voler essere di denuncia o un apologo sulla corruzione umana. Dispiace che la tanta carne al fuoco prodotta dalla sceneggiatura si scontri con una regia che, al contrario lavora di sottrazione e risulta vincente in più occasioni riuscendo a costruire sequenze di lucida tensione. Il fiore all’occhiello di Michael Clayton rimane comunque l’ottima prova dell’intero cast con un George Clooney stranamente sobrio e non ansioso di mostrare l'intera dentatura e una Tilda Swinton che timbra il cartellino, ma come solo poche sanno fare.
Tony Gilroy
2007
Con un incipit asciutto e cupo al punto giusto, immerso in una notturna ed irriconoscibile New York, che rivela sin da subito l’atmosfera che si respirerà per tutta la sua durata, Michael Clayton parte bene ma non mantiene fino in fondo le ottime aspettative iniziali. Sia chiaro, qui si è lontani dal sonoro tonfo nell’acqua, ma l’impressione predominante è quella di avere assistito ad un lavoro che punta in alto senza averne le possibilità. A conti fatti Tony Gilroy, già blasonato sceneggiatore e qui alla sua prima regia, gira attorno ad una trama piuttosto telefonata con la solita multinazionale sul banco degli imputati e il corollario di viscidi avvocati vs avvocati dal cuore d’oro e altri con crisi di coscienza disposti a mettere in pericolo la loro vita, pur di allontanare il senso di colpa. Un soggetto non nuovo al cinema di genere che qui viene manipolato da una struttura circolare e che ha nella sua lunga parte centrale i limiti più evidenti. E’ l’incedere non propriamente lineare che, aprendo tutte le parentesi del caso per descrivere le dinamiche tra i personaggi, anzichè appassionare non fa altro che appesantire l’intera narrazione, rendendo il film prolisso e incerto nel suo voler essere di denuncia o un apologo sulla corruzione umana. Dispiace che la tanta carne al fuoco prodotta dalla sceneggiatura si scontri con una regia che, al contrario lavora di sottrazione e risulta vincente in più occasioni riuscendo a costruire sequenze di lucida tensione. Il fiore all’occhiello di Michael Clayton rimane comunque l’ottima prova dell’intero cast con un George Clooney stranamente sobrio e non ansioso di mostrare l'intera dentatura e una Tilda Swinton che timbra il cartellino, ma come solo poche sanno fare. 





