Caos calmo
Antonello Grimaldi
2008
Caos calmo è una piccola rivelazione. Da uno come Grimaldi che ultimamente ha dedicato più tempo alla televisione che al cinema, un film come questo non lo si aspettava. Sì, c'erano Moretti e un cast in gran spolvero, ma le dita incrociate per scongiurare l'effetto fiction, sono rimaste in quella posizione fino alle prime battute di questa storia. E invece? Invece, non appena le acque incazzate da cui Eleonora viene salvata si ritirano per lasciare spazio alla morte improvvisa di Lara, il quadro diventa subito più chiaro: inizia così l'elaborazione di un lutto e lo si fa in punta di piedi, sussurando il dolore che implode in Pietro e in sua figlia Claudia. I due insieme troveranno un modo speciale e tutto loro per assimilare quel dolore, ritagliandosi uno spazio che è un tramite per l’accettazione della perdita e la riconciliazione con se stessi. Grimaldi lavora di sintesi, accennando il dovuto e lasciando che siano i gesti, i piccoli passi e le azioni a parlare per i personaggi. In questo non si può negare l’evidenza del peso di Moretti nella stesura della sceneggiatura; la figura di Pietro è stata interamente scritta dal regista romano che, pur non rinunciando a qualche “morettismo”, delinea con empatia un personaggio che si ascolta trattenuto e che affronta in maniera dignitosa il distacco dalla persona amata, non curandosi dei consigli e le consolazioni che arrivano dall’esterno. E il limbo in cui si rifugia per gestire il tumulto interiore, fatto di panchine nel parco e di personaggi che si alternano, fugaci ma necessari per ritrovare il sorriso, diventa un microcosmo silenzioso ed emotivamente coinvolgente che è cosa rara nel nostro cinema, ormai abituato a patetismi, isterismi e scene didascaliche. Se vi state dunque chiedendo se questo è il solito plastificato film italico, la risposta è un sonoro no: Caos Calmo è, al contrario, cinema violentemente sincero.
Antonello Grimaldi
2008
Caos calmo è una piccola rivelazione. Da uno come Grimaldi che ultimamente ha dedicato più tempo alla televisione che al cinema, un film come questo non lo si aspettava. Sì, c'erano Moretti e un cast in gran spolvero, ma le dita incrociate per scongiurare l'effetto fiction, sono rimaste in quella posizione fino alle prime battute di questa storia. E invece? Invece, non appena le acque incazzate da cui Eleonora viene salvata si ritirano per lasciare spazio alla morte improvvisa di Lara, il quadro diventa subito più chiaro: inizia così l'elaborazione di un lutto e lo si fa in punta di piedi, sussurando il dolore che implode in Pietro e in sua figlia Claudia. I due insieme troveranno un modo speciale e tutto loro per assimilare quel dolore, ritagliandosi uno spazio che è un tramite per l’accettazione della perdita e la riconciliazione con se stessi. Grimaldi lavora di sintesi, accennando il dovuto e lasciando che siano i gesti, i piccoli passi e le azioni a parlare per i personaggi. In questo non si può negare l’evidenza del peso di Moretti nella stesura della sceneggiatura; la figura di Pietro è stata interamente scritta dal regista romano che, pur non rinunciando a qualche “morettismo”, delinea con empatia un personaggio che si ascolta trattenuto e che affronta in maniera dignitosa il distacco dalla persona amata, non curandosi dei consigli e le consolazioni che arrivano dall’esterno. E il limbo in cui si rifugia per gestire il tumulto interiore, fatto di panchine nel parco e di personaggi che si alternano, fugaci ma necessari per ritrovare il sorriso, diventa un microcosmo silenzioso ed emotivamente coinvolgente che è cosa rara nel nostro cinema, ormai abituato a patetismi, isterismi e scene didascaliche. Se vi state dunque chiedendo se questo è il solito plastificato film italico, la risposta è un sonoro no: Caos Calmo è, al contrario, cinema violentemente sincero. 




