Una notte in Italia:
Festival del cinema di Tavolara 19/22 luglio 2007

Chiusa con atteso e confermato successo, la nuova edizione di “Una notte in Italia”, (suggestiva e disimpegnata rassegna di cinema italiano, organizzata dal comune di Olbia sotto la supervisione del mensile CIAK) rimane valida occasione per recuperare i più importanti lavori italiani usciti più o meno in sordina durante l’anno. Il rammarico più grande è stata la mancata visione di Come l’ombra di Marina Spada, arrivato sull’isola come un piccolo evento viste le 8 copie distribuite nelle sale; impegni improvvisi mi hanno permesso infatti di assistere ad una sola serata di proiezioni. Torno a casa quindi con negli occhi una triste Milano e una Roma borghese e irrisoluta, per due lavori con in comune Luca Argentero, le strisce di cocaina e la cremazione: alla faccia dell’inventiva! Grande assente il “Bello & Invisibile” Sangue - La morte non esiste: considerando che ogni anno il vincitore del suddetto premio ha la proiezione garantita al Festival, tocca concludere che forse gli incestuosi e tossici fratelli diretti da Libero De Rienzo non sono stati ritenuti adatti per una festosa platea estiva. Un vero peccato.
A casa nostra
Francesca Comencini
2006

La “casa nostra” è l’Italietta delle magagne, dei politici corrotti e della prostituzione sempre più dilagante: un ritratto desolante in cui i soldi governano ogni relazione, per un film di denuncia che, ancor prima di iniziare, muore soffocato da una sceneggiatura risicata e si perde in sconfortanti luoghi comuni. Animata da uno spicciolo spirito post-femminista, Francesca Comencini racconta infatti di donne cristiche, personaggi inevitabilmente positivi nel loro essere vittime, contrapposte al maschio ora corrotto, ora sfruttatore, ora bugiardo e irresponsabile. Una per tutte, la modella che non voleva fare la modella e si ritrova intrappolata in un sistema che mercifica le donne: suvvia un po’ di autostima, gira i tacchi e cambia vita. A conti fatti non rimane che il dubbio di avere assistito ad un lungo pretesto per parlare d’altro. Sorretta da una plumbea Milano la Comencini muove una schiera di personaggi che vivono sfiorandosi (un po’ Kieslowski, un po’ Inarritu, fate voi): il piglio è quello autoriale delle grande occasioni, ma tolta qualche buona sequenza, rimane impersonale è insopportabilmente pretenzioso.
Saturno Contro
Ferzan Ozpetek
2006

Contrapporre due coppie che si sciolgono, una per il tradimento e l’altra per la morte del partner, poteva essere spunto di interessante riflessione sul diverso modo di intendere la reazione al lutto, ma Ozpetek, abbandonando la dissestata e coraggiosa strada intrapresa con Cuore Sacro, decide di tornare al cinema che lo ha reso celebre, quello corale, fatto di storie e personaggi dall’animo lacunoso che si alternano sulla scena, raccontandosi nel quotidiano: il risultato è un continuo deja vù all’insegna del politicamente corretto. Chiudendo infatti gli occhi su una trama piuttosto standard e bulimica (in cui si salta con tranquillità dalle separazioni, ai dico, all’eutanasia), facendo finta di non vedere la solita impeccabile Buy tradita e un imbolsito Accorsi, è la faciloneria con cui ogni situazione tesa viene chiusa, ad irritare e a mortificare quel poco di buono che Saturno Contro ha da raccontare. Assistere ad film concepito come una fiction e a cui manca solo la scritta ”Mulino Bianco” a cornice di alcune sequenze, amplifica il senso dell’occasione mancata, soprattutto poi davanti una convincente direzione attoriale e a qualche sequenza visivamente suggestiva. La notizia di un nuovo film sceneggiato per la prima volta non da Ozpetek stesso, ma da Sandro Petraglia, fa ben sperare in una svolta per un regista ancora inespresso e da troppi anni chiuso nella ripetitività del suo mondo.
Festival del cinema di Tavolara 19/22 luglio 2007

Chiusa con atteso e confermato successo, la nuova edizione di “Una notte in Italia”, (suggestiva e disimpegnata rassegna di cinema italiano, organizzata dal comune di Olbia sotto la supervisione del mensile CIAK) rimane valida occasione per recuperare i più importanti lavori italiani usciti più o meno in sordina durante l’anno. Il rammarico più grande è stata la mancata visione di Come l’ombra di Marina Spada, arrivato sull’isola come un piccolo evento viste le 8 copie distribuite nelle sale; impegni improvvisi mi hanno permesso infatti di assistere ad una sola serata di proiezioni. Torno a casa quindi con negli occhi una triste Milano e una Roma borghese e irrisoluta, per due lavori con in comune Luca Argentero, le strisce di cocaina e la cremazione: alla faccia dell’inventiva! Grande assente il “Bello & Invisibile” Sangue - La morte non esiste: considerando che ogni anno il vincitore del suddetto premio ha la proiezione garantita al Festival, tocca concludere che forse gli incestuosi e tossici fratelli diretti da Libero De Rienzo non sono stati ritenuti adatti per una festosa platea estiva. Un vero peccato.
A casa nostra
Francesca Comencini
2006

La “casa nostra” è l’Italietta delle magagne, dei politici corrotti e della prostituzione sempre più dilagante: un ritratto desolante in cui i soldi governano ogni relazione, per un film di denuncia che, ancor prima di iniziare, muore soffocato da una sceneggiatura risicata e si perde in sconfortanti luoghi comuni. Animata da uno spicciolo spirito post-femminista, Francesca Comencini racconta infatti di donne cristiche, personaggi inevitabilmente positivi nel loro essere vittime, contrapposte al maschio ora corrotto, ora sfruttatore, ora bugiardo e irresponsabile. Una per tutte, la modella che non voleva fare la modella e si ritrova intrappolata in un sistema che mercifica le donne: suvvia un po’ di autostima, gira i tacchi e cambia vita. A conti fatti non rimane che il dubbio di avere assistito ad un lungo pretesto per parlare d’altro. Sorretta da una plumbea Milano la Comencini muove una schiera di personaggi che vivono sfiorandosi (un po’ Kieslowski, un po’ Inarritu, fate voi): il piglio è quello autoriale delle grande occasioni, ma tolta qualche buona sequenza, rimane impersonale è insopportabilmente pretenzioso.
Saturno Contro
Ferzan Ozpetek
2006

Contrapporre due coppie che si sciolgono, una per il tradimento e l’altra per la morte del partner, poteva essere spunto di interessante riflessione sul diverso modo di intendere la reazione al lutto, ma Ozpetek, abbandonando la dissestata e coraggiosa strada intrapresa con Cuore Sacro, decide di tornare al cinema che lo ha reso celebre, quello corale, fatto di storie e personaggi dall’animo lacunoso che si alternano sulla scena, raccontandosi nel quotidiano: il risultato è un continuo deja vù all’insegna del politicamente corretto. Chiudendo infatti gli occhi su una trama piuttosto standard e bulimica (in cui si salta con tranquillità dalle separazioni, ai dico, all’eutanasia), facendo finta di non vedere la solita impeccabile Buy tradita e un imbolsito Accorsi, è la faciloneria con cui ogni situazione tesa viene chiusa, ad irritare e a mortificare quel poco di buono che Saturno Contro ha da raccontare. Assistere ad film concepito come una fiction e a cui manca solo la scritta ”Mulino Bianco” a cornice di alcune sequenze, amplifica il senso dell’occasione mancata, soprattutto poi davanti una convincente direzione attoriale e a qualche sequenza visivamente suggestiva. La notizia di un nuovo film sceneggiato per la prima volta non da Ozpetek stesso, ma da Sandro Petraglia, fa ben sperare in una svolta per un regista ancora inespresso e da troppi anni chiuso nella ripetitività del suo mondo.
postato da: Iggy alle ore 15:27 | Permalink |
commenti (16)
categoria:recensioni, iggy, festival tavolara
Commenti

categoria:recensioni, iggy, festival tavolara




