Buffalo soldiers
Gregor Jordan
2001
L’idea di fondo che muove Buffalo Soldiers è piuttosto interessante ed è lo stesso Ray Elwood, protagonista della storia, a palesarne gli intenti citando Nietzsche: Quando c’è la pace, l’uomo di guerra attacca se stesso. Viene da sé che presso una base americana in territorio tedesco all’alba del crollo del muro di Berlino, per una generazione cresciuta a pane e Vietnam che si ritrova a non fare nulla, se non inutili esercitazioni pompate da retorici valori e ideali urlati nelle orecchie, non rimane che dilettarsi in produzione e spaccio di droga, smercio clandestino di armi e faide interne. Quando il nemico non c’è, lo si cerca all’interno del proprio gruppo e l’uomo si rivela in tutte le bassezze che può arrivare a compiere. Nonostante gli ottimi presupposti, quello che sulla carta poteva essere il M.A.S.H. per le nuove generazioni, dato il suo spirito goliardico e dissacratorio, affoga inesorabilmente in soluzioni ben gestite ma prevedibili, ed è un vero peccato assistere al solito gioco delle parti in cui l’antieroe che diventa eroe, scontrandosi col perfido ufficiale dal conflitto edipico irrisolto, ha il tempo per sedurre la figlia di lui per mero interesse, salvo poi innamorarsene; dispiace ancora di più quando, a questo si alternano sequenze comunque esilaranti e ciniche che qualche colpo basso lo sferrano, eccome. Gregor Jordan filma quindi un lavoro che, dimenticandosi dell’alto messaggio da cui parte, rimane tutto sommato godibile e ha dalla sua l’ennesima prova marginale e perfetta di Ed Harris, oltre ad un convincente Joaquin Phoenix (Ray Elwood), con un personaggio ambiguo e dal ghigno beffardo perennemente caricato a salve in viso.
Gregor Jordan
2001
L’idea di fondo che muove Buffalo Soldiers è piuttosto interessante ed è lo stesso Ray Elwood, protagonista della storia, a palesarne gli intenti citando Nietzsche: Quando c’è la pace, l’uomo di guerra attacca se stesso. Viene da sé che presso una base americana in territorio tedesco all’alba del crollo del muro di Berlino, per una generazione cresciuta a pane e Vietnam che si ritrova a non fare nulla, se non inutili esercitazioni pompate da retorici valori e ideali urlati nelle orecchie, non rimane che dilettarsi in produzione e spaccio di droga, smercio clandestino di armi e faide interne. Quando il nemico non c’è, lo si cerca all’interno del proprio gruppo e l’uomo si rivela in tutte le bassezze che può arrivare a compiere. Nonostante gli ottimi presupposti, quello che sulla carta poteva essere il M.A.S.H. per le nuove generazioni, dato il suo spirito goliardico e dissacratorio, affoga inesorabilmente in soluzioni ben gestite ma prevedibili, ed è un vero peccato assistere al solito gioco delle parti in cui l’antieroe che diventa eroe, scontrandosi col perfido ufficiale dal conflitto edipico irrisolto, ha il tempo per sedurre la figlia di lui per mero interesse, salvo poi innamorarsene; dispiace ancora di più quando, a questo si alternano sequenze comunque esilaranti e ciniche che qualche colpo basso lo sferrano, eccome. Gregor Jordan filma quindi un lavoro che, dimenticandosi dell’alto messaggio da cui parte, rimane tutto sommato godibile e ha dalla sua l’ennesima prova marginale e perfetta di Ed Harris, oltre ad un convincente Joaquin Phoenix (Ray Elwood), con un personaggio ambiguo e dal ghigno beffardo perennemente caricato a salve in viso.




