Devils (Les Diables)
Christophe Ruggia
2002

Vedere i due protagonisti di Devils, Joseph e Chloé in fuga perenne da un mondo che non li comprende, mi ha fatto venire in mente quei “400 colpi” di Truffaut e il suo finale aperto verso il futuro: è come se la corsa di Antoine, sia diventata simbolo di un’infanzia negata che paradossalmente non arriverà mai ad una fine, perché ci saranno sempre bambini costretti a sopportare il dolore come unica via per raggiungere l’età adulta. Joseph e Chloé sono due fratelli, abbandonati dai genitori e cresciuti in orfanotrofi dai quali scappano puntualmente per intraprendere lunghi ed estenuanti viaggi di ritorno verso casa; una casa che nella memoria di Joseph ha il colore del sole e una grande piscina pronti ad accoglierli. Chloè, è una bambina autistica, refrattaria a qualsiasi contatto umano e in perenne stato di irrequietezza che si placa solo quando il fratello le sta vicino; il rapporto tra i due è simbiotico, sono cosa unica e Joseph la difende con disperazione, per la paura che possano essere divisi e con l’unico obiettivo di riportarla in quella casa che forse rappresenta l’unica cura per la sua malattia.

Premio come miglior lungometraggio a "Cannes Junior" nel 2002, Devils è opera seconda di Christophe Ruggia, regista pressoché sconosciuto, ma da tenere d’occhio per il futuro: la resa del mondo immaginario che i due bambini si costruiscono è nel complesso ineccepibile, con l’uso di quei colori accesi che donano luce ad un contesto dai contorni orrorifici. Ma è la direzione attoriale a lasciare basiti, soprattutto davanti a sequenze di forte impatto emotivo, dove buona parte della resa è da attribuire ai due giovani attori (entrambi non professionisti e al primo film) che riescono a riempirsi gli occhi di dolore, rancore e diffidenza, quanto basta per farci sentire piccoli e inermi nel pensare che là fuori occhi come quelli cercano ogni giorno una mano tesa.
Christophe Ruggia
2002

Vedere i due protagonisti di Devils, Joseph e Chloé in fuga perenne da un mondo che non li comprende, mi ha fatto venire in mente quei “400 colpi” di Truffaut e il suo finale aperto verso il futuro: è come se la corsa di Antoine, sia diventata simbolo di un’infanzia negata che paradossalmente non arriverà mai ad una fine, perché ci saranno sempre bambini costretti a sopportare il dolore come unica via per raggiungere l’età adulta. Joseph e Chloé sono due fratelli, abbandonati dai genitori e cresciuti in orfanotrofi dai quali scappano puntualmente per intraprendere lunghi ed estenuanti viaggi di ritorno verso casa; una casa che nella memoria di Joseph ha il colore del sole e una grande piscina pronti ad accoglierli. Chloè, è una bambina autistica, refrattaria a qualsiasi contatto umano e in perenne stato di irrequietezza che si placa solo quando il fratello le sta vicino; il rapporto tra i due è simbiotico, sono cosa unica e Joseph la difende con disperazione, per la paura che possano essere divisi e con l’unico obiettivo di riportarla in quella casa che forse rappresenta l’unica cura per la sua malattia.

Premio come miglior lungometraggio a "Cannes Junior" nel 2002, Devils è opera seconda di Christophe Ruggia, regista pressoché sconosciuto, ma da tenere d’occhio per il futuro: la resa del mondo immaginario che i due bambini si costruiscono è nel complesso ineccepibile, con l’uso di quei colori accesi che donano luce ad un contesto dai contorni orrorifici. Ma è la direzione attoriale a lasciare basiti, soprattutto davanti a sequenze di forte impatto emotivo, dove buona parte della resa è da attribuire ai due giovani attori (entrambi non professionisti e al primo film) che riescono a riempirsi gli occhi di dolore, rancore e diffidenza, quanto basta per farci sentire piccoli e inermi nel pensare che là fuori occhi come quelli cercano ogni giorno una mano tesa.





