Death Proof
Quentin Tarantino
2007
fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck

Oh Tarantino, me l’hai messa nuovamente nel culo! Mi hai fatto entrare in sala spavaldo come pochi, con in mano il biglietto per assistere alla tua disfatta, al primo vero fallimento di un regista in pieno delirio di onnipotenza; a chi volevi darla a bere col tuo filmetto allungato come un caffè americano, eh? Eh!? ...Ecco che mi ritrovo per l’ennesima volta in ginocchio, capitolato davanti a questa dichiarazione d’amore: un totemico tributo al cinema che ti ha svezzato, un autoreferenziale contenitore delle tue ossessioni in cui, ancora una volta, decidi di renderci partecipi sorridendoci sornione, tra pacche sulle spalle e virgin piña colada versata ai nostri tavoli. Mi annoia anche il solo pensiero di dovere descrivere quanto il tuo gioco citazionista risulti vincente, così ancorato ad un genere che non esiste più, eppure così fottutamente personale; mi annoia raccontare il tuo film perché Death Proof va vissuto e va goduto, in tutti i suoi 110 minuti di verbosissimi dialoghi al limite del nonsense, di viaggi andata/ritorno attorno al pianeta donna (sei cosciente di avere diretto col testosterone il tuo film più vaginale?), di memorabili inseguimenti e scontri in macchine usate come armi letali. Lo so Quentin, lo so: diranno che hai dato vita ad un giocattolo tirato a lucido (e forse lo è) ma datemi pacchi di giocattoli come questi che mi fanno saltare sulla poltrona del cinema in preda a crisi epilettiche, che mi permettono di uscire dalla sala con un sorriso che arriva sino alla nuca.

CUT-UP
Io vivevo nella convinzione che l’uomo dai capelli più belli del mondo fosse David Bowie. Mi sono dovuto ricredere: voglio i capelli di Kurt Russell. Roba da passarsi le mani in testa per ore come nella pubblicità della clear.
Il gioco dell’estate 2007 sarà il “toto-culo”.
Portatemi da Marilyn Manson: devo decolorargli anche l’occhio destro a suon di schiaffi per avere lasciato quell’angelo di Rose McGowan.
Cosa ho scritto? Sappiate che il mio entusiasmo è anche troppo contenuto.
Quentin Tarantino
2007
fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck fuck

Oh Tarantino, me l’hai messa nuovamente nel culo! Mi hai fatto entrare in sala spavaldo come pochi, con in mano il biglietto per assistere alla tua disfatta, al primo vero fallimento di un regista in pieno delirio di onnipotenza; a chi volevi darla a bere col tuo filmetto allungato come un caffè americano, eh? Eh!? ...Ecco che mi ritrovo per l’ennesima volta in ginocchio, capitolato davanti a questa dichiarazione d’amore: un totemico tributo al cinema che ti ha svezzato, un autoreferenziale contenitore delle tue ossessioni in cui, ancora una volta, decidi di renderci partecipi sorridendoci sornione, tra pacche sulle spalle e virgin piña colada versata ai nostri tavoli. Mi annoia anche il solo pensiero di dovere descrivere quanto il tuo gioco citazionista risulti vincente, così ancorato ad un genere che non esiste più, eppure così fottutamente personale; mi annoia raccontare il tuo film perché Death Proof va vissuto e va goduto, in tutti i suoi 110 minuti di verbosissimi dialoghi al limite del nonsense, di viaggi andata/ritorno attorno al pianeta donna (sei cosciente di avere diretto col testosterone il tuo film più vaginale?), di memorabili inseguimenti e scontri in macchine usate come armi letali. Lo so Quentin, lo so: diranno che hai dato vita ad un giocattolo tirato a lucido (e forse lo è) ma datemi pacchi di giocattoli come questi che mi fanno saltare sulla poltrona del cinema in preda a crisi epilettiche, che mi permettono di uscire dalla sala con un sorriso che arriva sino alla nuca.

CUT-UP
Io vivevo nella convinzione che l’uomo dai capelli più belli del mondo fosse David Bowie. Mi sono dovuto ricredere: voglio i capelli di Kurt Russell. Roba da passarsi le mani in testa per ore come nella pubblicità della clear.
Il gioco dell’estate 2007 sarà il “toto-culo”.
Portatemi da Marilyn Manson: devo decolorargli anche l’occhio destro a suon di schiaffi per avere lasciato quell’angelo di Rose McGowan.
Cosa ho scritto? Sappiate che il mio entusiasmo è anche troppo contenuto.





