Arsenico e vecchi merletti
Frank Capra
1944
Una lapide e una scritta che strizza l’occhio alla curiosità dello spettatore: da qui in poi procederete da soli. Questa scena chiude l’intro didascalico di Arsenico e vecchi merletti, che ci presenta cosa succede alle tre del pomeriggio di un giorno qualunque a Brooklyn: una partita di baseball, una coppia che decide di sposarsi e la visione di una tranquilla abitazione di un quartiere borghese con vista su un cimitero. E’ subito chiaro che per le prossime due ore dovremmo abituarci ad assistere a qualcosa di non convenzionale; Capra infatti abbandona il suo riconoscibile stile votato all’ottimismo e dà vita ad una commedia amara, cinica, ma comunque divertente, plasmata su un’irriverente pièce teatrale di successo scritta da Joseph Kesselring. Ed ecco che ben presto scopriremo che la coppia vista in apertura varcherà la soglia di quella tranquilla abitazione e che a fare gli onori di casa saranno, rispettivamente, le due anziane zie del futuro sposo (Mortimer Brewster, interpretato da Cary Grant), il fratello di lui che si crede il presidente Roosvelt e un cadavere nascosto in una cassapanca. Mortimer realizzerà quanto prima che quel cadavere è solo il dodicesimo da seppellire in cantina, il dodicesimo anziano rimasto solo al mondo che le zie hanno deciso di uccidere per alleviarne le sofferenze. Inizia a questo punto una corsa contro il tempo che si svilupperà in una sola notte, una notte costellata da personaggi bizzarri (memorabile il terzo fratello Brewster appena fuggito dal manicomio e fresco di operazione chirurgica che lo ha reso una copia del Frankenstein di Boris Karloff), da gag al limite della farsa infarcite di humor nero, riflessioni sulla morte, sulla solitudine e sulla pazzia, pazzia che sembra essere il filo conduttore che lega tutti i personaggi. A tirare le redini di questo “circo della follia” un Cary Grant irresistibile e caricaturale a cui fanno da contrappeso le due pacate zie (Josephine Hull e Jean Adair) che riescono a farti intenerire e sorridere anche quando discutono, con un pacato battibecco, su quanti vecchietti hanno ucciso.
Frank Capra
1944
Una lapide e una scritta che strizza l’occhio alla curiosità dello spettatore: da qui in poi procederete da soli. Questa scena chiude l’intro didascalico di Arsenico e vecchi merletti, che ci presenta cosa succede alle tre del pomeriggio di un giorno qualunque a Brooklyn: una partita di baseball, una coppia che decide di sposarsi e la visione di una tranquilla abitazione di un quartiere borghese con vista su un cimitero. E’ subito chiaro che per le prossime due ore dovremmo abituarci ad assistere a qualcosa di non convenzionale; Capra infatti abbandona il suo riconoscibile stile votato all’ottimismo e dà vita ad una commedia amara, cinica, ma comunque divertente, plasmata su un’irriverente pièce teatrale di successo scritta da Joseph Kesselring. Ed ecco che ben presto scopriremo che la coppia vista in apertura varcherà la soglia di quella tranquilla abitazione e che a fare gli onori di casa saranno, rispettivamente, le due anziane zie del futuro sposo (Mortimer Brewster, interpretato da Cary Grant), il fratello di lui che si crede il presidente Roosvelt e un cadavere nascosto in una cassapanca. Mortimer realizzerà quanto prima che quel cadavere è solo il dodicesimo da seppellire in cantina, il dodicesimo anziano rimasto solo al mondo che le zie hanno deciso di uccidere per alleviarne le sofferenze. Inizia a questo punto una corsa contro il tempo che si svilupperà in una sola notte, una notte costellata da personaggi bizzarri (memorabile il terzo fratello Brewster appena fuggito dal manicomio e fresco di operazione chirurgica che lo ha reso una copia del Frankenstein di Boris Karloff), da gag al limite della farsa infarcite di humor nero, riflessioni sulla morte, sulla solitudine e sulla pazzia, pazzia che sembra essere il filo conduttore che lega tutti i personaggi. A tirare le redini di questo “circo della follia” un Cary Grant irresistibile e caricaturale a cui fanno da contrappeso le due pacate zie (Josephine Hull e Jean Adair) che riescono a farti intenerire e sorridere anche quando discutono, con un pacato battibecco, su quanti vecchietti hanno ucciso.




