domenica, 30 settembre 2007
"Cheeeeers!!!"

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categoria:serie tv
sabato, 29 settembre 2007
"Wanna PLAY?"



trailer
postato da: Iggy alle ore 12:10 | Permalink | commenti (21)
categoria:extra
giovedì, 27 settembre 2007
Espiazione
Joe Wright
2007

Per me Espiazione finisce con quel primo piano di Vanessa Redgrave che guarda fissa in camera come a chiedere l’assoluzione del pubblico in sala; se andate a vederlo alzatevi dalle poltrone non appena appare il nero, prima di una postilla che, a quel punto, è quanto di più superfluo si possa immaginare. Fuggite e auguratevi di ritrovarla in un ipotetico sequel in cui entra ed esce dal reparto di neurologia: lei è la punta di diamante di questo chiacchieratissimo melò, sorretto soprattutto da grandi interpretazioni. Joe Wright (come già aveva fatto in Orgoglio e Pregiudizio) si dimostra infatti un ottimo direttore di attori e, tra due nuove scoperte (Saoirse Ronan e Romola Garai nella parte di Briony) da lanciare verso un futuro promettente e un James McAvoy che sorprende per intensità e dedizione al personaggio, piazza un piccolo cameo di Brenda Blethyn che si ricorderà a lungo. L’unica ad essere sacrificata è, paradossalmente, la protagonista Keira Knightley: bella e suo agio sì, ma stretta in una sceneggiatura che non si preoccupa del suo personaggio. Poco importa, se si prende in considerazione il fatto che Espiazione è prima di tutto la storia dell’aristocratica Briony Tallis, una tredicenne col vezzo della scrittura che sviluppa una morbosa e infantile gelosia verso Robbie, figlio della governante, il quale però ha occhi solo per sua sorella maggiore Cecilia. Tra i due inizierà una storia d'amore che sarà poi interrotta dall'accusa di violenza (mai commessa) che la piccola Briony muoverà nei confronti di Robbie. Tre personaggi, tre piani narrativi, tre punti di vista: così Wright procede dopo una perfetta analisi dell'alta borghesia britannica del pre-guerra, tra bagni in piscina, sontuose cene e ruoli che si sfiorano ma che sono ben definiti, immersi in una tangibile tensione psicologica. Ma è nella seconda parte che il regista non sempre sceglie la via più felice, peccando a volte di presunzione, altre volte di facile sentimentalismo, ma sempre comunque piazzando sequenze attente al dettaglio. E’ proprio questo aspetto che rende Espiazione un film riuscito, laddove Wright sconvolge la tipica linearità del melò, con continui salti temporali che alla fine convergono su quell’ultima rivelazione di una Briony ormai adulta e consumata dal senso di colpa: ed eccola li, seduta, con il suo libro in mano mentre registra un'intervista e ci racconta la sua, unica e dolorosa, verità.
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categoria:recensioni, iggy
mercoledì, 26 settembre 2007


Hush ... Hush, sweet Charlotte
Robert Aldrich
postato da: Iggy alle ore 17:13 | Permalink | commenti (4)
categoria:fermo immagine
domenica, 23 settembre 2007
Piano, solo
Riccardo Milani
2007

Mettiamo subito le carte in tavola, che poi sembro sempre quello che evita di evidenziare i difetti di un film quando questo gli è piaciuto. Diciamolo subito (sì, per l’occasione uso anche il plurale majestatis) che Piano, solo ha i soliti limiti di molti biopic, che ha un’apertura straordinaria e un piccolo significativo momento on the road inseriti nell’inevitabile sequenza di eventi che sanno di già visto; diciamolo ma dimentichiamolo pure. Raccontare Luca Flores non era facile, come non è mai facile parlare di personalità complesse, irrisolute, che sono un punto interrogativo per chi li circonda e prima ancora per se stessi. Non era facile raccontare il morboso rapporto col pianoforte che diventa un’estensione del sé e ancora più difficile scavare in quel trauma che fa tanto personaggio, ma che è impossibile non tirare in ballo quando è quello che distrugge la tua vita e nel contempo nutre la tua arte. Riccardo Milani racconta distaccato eppure partecipe, mostrando il suo Flores con lo stesso smarrimento che ha caratterizzato la sua vita; non si pone mai al di sopra delle situazioni, ma le mostra nella loro crudezza senza dare soluzioni e improbabili spiegazioni o giustificazioni a ciò che viene detto e compiuto. Lo fa procedendo per contrasti, partendo dai tasti del pianoforte, violentato, presente in ogni scena: contrasti interiori, contrasti interpersonali, contrasti di luce, in cui dal buio di un vecchio pub avvolto nel fumo emerge la sagoma piegata di Luca Flores (un Kim Rossi Stuart sempre più bravo) che fa della sua musica una continua ed estenuante catarsi. Convince quindi Milani che, nonostante qualche errore di percorso, dirige con passione e l’urgenza di fare conoscere la “vita breve” di un uomo straordinario che ha deciso di correre da solo.
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categoria:recensioni, iggy
sabato, 22 settembre 2007
The Yards
James Gray
2000

Si potrebbe iniziare col dire che l’occhialuta Faye Dunaway di The Yards assomiglia pericolosamente alla peggiore Sofia Loren: oltre che fisicamente assurge al ruolo di “mamma Lucia” in una famiglia allargata e invischiata in loschi traffici. Un marito poco raccomandabile in combutta con un cognato dalle mani sporche di sangue, una figlia ingenua al punto giusto e una sorella depressa che riaccoglie tra le braccia il figliol prodigo appena uscito dal carcere. Il film parte proprio da quest’ultimo personaggio, Leo Handler, intenzionato a non lasciarsi travolgere (ancora una volta) dal contesto deviato in cui è cresciuto. Ci riuscirà? The Yards procede solido ma in modo anonimo: l’intento di consegnare alle nuove generazioni una saga familiare che si nutre della strada non è propriamente riuscito; il cast è quello delle grande occasioni (James Caan, Joaquin Phoenix, Mark Wahlberg, Charlize Theron, Ellen Burstyn), ma costretto a fare scintille in una sceneggiatura piuttosto telefonata. Dirige un innocuo James Gray, evidentemente cresciuto a pane e Scorsese, ma ancora impegnato nella digestione.
postato da: Iggy alle ore 10:26 | Permalink | commenti (6)
categoria:recensioni, iggy
venerdì, 21 settembre 2007
"Riavvolgere la vhs, GRAZIE!"



TRAILER

|| still 1
|| still 2
|| still 3

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categoria:extra
mercoledì, 19 settembre 2007
Le chiavi di casa
Gianni Amelio
2004

Gianni e Paolo viaggiano con in tasca le chiavi di casa e la consapevolezza che al rientro non riapriranno più le stesse porte: ogni metro di strada percorsa è un mattone da aggiungere nella ricostruzione del loro rapporto. Gianni è un padre che si è arreso, ha abbandonato Paolo alla nascita per via di un handicap che non poteva e non voleva gestire senza una moglie morta dopo il parto. Ritorna, chiamato dalla famiglia adottiva di Paolo che si preoccupa di farli riavvicinare, ritorna e lo accompagna in una clinica tedesca per una visita medica. Inizia così un viaggio verso un territorio neutrale e lontano dal passato che bussa continuamente alla porta, intrapreso forse con incoscienza e che costringerà entrambi a fare i conti con l’altro. Ci sono gli occhi di un figlio che guardano curiosi lo smilzo e silenzioso padre e gli occhi di Gianni, che fissi nel vuoto in cerca di risposte, inizieranno lentamente ad aprirsi verso quella realtà negata. E sarà la vista del corpo piegato di Paolo che si muove fiero in un mondo che non lo contempla, a far ritrovare in Gianni la forza per reagire. Sorretto dalla sceneggiatura di Sandro Petraglia e Stefano Rulli e da un cast dosato e folgorante, Amelio evita qualsiasi patetismo o compiaciuta analisi da tv del dolore, dirigendo in modo spontaneo una storia di scoperta mossa da silenzi riparatori, frasi pesanti come macigni e sequenze che non concedono sconti. Lo fa respirando sui personaggi, per coglierne ogni sfumatura e stato d’animo, salvo poi liberarli nello spazio sconfinato di una strada diretta verso un futuro tutto da scrivere.
postato da: Iggy alle ore 18:57 | Permalink | commenti (16)
categoria:recensioni, iggy
venerdì, 14 settembre 2007
PJ Harvey: White Chalk



Dear darkness won't you cover, cover me again? Crepuscolare, ipnotica, intimista: dismesso il furore noise impacchettato in succinti abiti di vinile e corpo nervoso, Polly Jean Harvey sforna il disco che non ti aspetti. White Chalk è una presa di coscienza, un esorcizzare i propri demoni attraverso una lunga marcia decadente, sussurrata con voce vulnerabile in undici ballate per voce e piano, timidamente arricchite da archi e chitarre polverose. Asciutto, struggente ed immediato, la Harvey affina il suo songwriting ed è nuda davanti al pubblico.


Prodotto da: Flood e John Parish; collaborano Eric Drew Feldman e Jim White dei Dirty Three

Tracklist: 1. Devil/ 2. Dear Darkness/ 3. Grow Grow Grow/ 4. When Under Ether/ 5. White Chalk/ 6. Broken Harp/ 7. Silence/ 8. To Talk To You/ 9. Piano/ 10. Before Departure/ 11. Mountain


"Sconsigliato ai necrofili del riot grrrl movement"

postato da: Iggy alle ore 12:45 | Permalink | commenti (19)
categoria:ascolti, iggy
mercoledì, 12 settembre 2007
I'm not there
Todd Haynes
2007

Uno, nessuno e centomila. Il Bob Dylan di Todd Haynes è l’artista dai mille volti intento a distruggere l’immagine riflessa negli occhi del pubblico: menestrello, poeta, profeta, contestatore, scheggia impazzita, folle genio, corpo venduto a scampoli su cui allungare la mano e fagocitarne l’essenza. Morire e rinascere ogni attimo per abbandonarsi al mutevole scorrere della vita e non rimanere ingabbiati in scomode etichette o, peggio ancora, in una coerenza coatta, di quella che ti si impone perché sinonimo di affidabilità e indiscutibile integrità morale. Si spengano i riflettori sull’uomo da palcoscenico per accenderli, vividi, su un uomo come tanti, come noi che dovremmo fare della coerenza autodiretta l’unico credo: on air il biopic universale. Concepito come una lunga suite, in cui chitarre ora placide ora nervose accompagnano una storia sovversiva che mescola stili, colori, visioni, umori, I’m not there suona a volume sostenuto come un 33 giri sul piatto: lo si osserva girare e si rimane ipnotizzati.
postato da: Iggy alle ore 00:34 | Permalink | commenti (26)
categoria:recensioni, iggy