sabato, 31 marzo 2007
[ 10 PERSONAGGI ] *







4.  Baby Jane Hudson (Bette Davis)
5.  Nicola Carati (Luigi Lo Cascio)
6.  Mickey Knox (Woody Harrelson)
7.  Ada McGrath (Holly Hunter)
8.  Don Giulio (Nanni Moretti) 
9.  Norma Desmond (Gloria Swanson)
10. Monty Brogan (Edward Norton)


Qualcuno volò sul nido del cuculo/ Trainspotting/ American Beauty/ Che fine ha fatto Baby Jane?/ La meglio gioventù/ Natural Born Killers / Lezioni di piano/ La messa è finita/ Viale del tramonto/ La 25a ora



* e non chiedetemi di essere obiettivo
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categoria:classifiche
martedì, 27 marzo 2007


The Lady From Shanghai
Orson Welles
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categoria:fermo immagine
domenica, 25 marzo 2007
Il Sospetto
Alfred Hitchcock
1941

Secondo film americano di Hitchcock, Il Sospetto, non ha nulla a che vedere con i capolavori che negli anni a seguire andranno a formare la sua filmografia. Troppo lineare e con un epilogo affrettato rispetto ai suoi canoni, rientra sicuramente tra le opere minori, ma nonostante questo, è classico esempio di come il vecchio cinema riusciva a regalare brividi sulla schiena anche laddove non fosse in piena forma. Hitchcock non rinuncia a stuzzicare ancora una volta il pubblico e, caricando il punto di vista della storia tutto sulle spalle di Lina (ricca e timida ragazza che sposa quasi per caso il logorroico playboy Johnny), gioca con l’atroce dubbio che cresce nella donna, la quale si ritrova a scoprire un uomo bugiardo e sudbolo, tanto da spingerla a credere che voglia ucciderla per incassare una cospicua somma di denaro. Thriller psicologico che cresce lento e inesorabile, piazzando due memorabili sequenze che sono la summa della paura di Linda (il gioco dello scarabeo e il bicchiere di latte), ha il pregio di regalarci un inedito e ambiguo Cary Grant (ma mai negativo fino in fondo per imposizione del’RKO) ed una tormentata Joan Fontaine (già valorizzata da Hitchcock nel precedente “Rebecca la prima moglie") che grazie a questo film si porta a casa l’oscar come miglior attrice protagonista.
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domenica, 25 marzo 2007
Correndo con le forbici in mano
Ryan Murphy
2006

Tratto dall’autobiografia di Augusten Burroughs, Correndo con le forbici in mano segna il debutto cinematografico dello sceneggiatore e regista televisivo Ryan Murphy, dai più conosciuto come creatore di una delle serie cult degli ultimi anni (Nip/Tuck) ma ancor prima caustico revisionista della teen comedy con “Popular”. Chi conosce la sua estetica, insomma, non può accusarlo ora di essere gratuitamente provocatorio: Murphy è così, flirta da sempre con storie al limite dell’assurdo e la vita borderline di Burroughs è quindi in linea con tutto ciò che ha creato sinora. Diviso in due parti ben distinte, Correndo con le forbici in mano affronta nella prima il rapporto tra Augusten e Deirdre, madre ingombrante, moglie sui generis e scrittrice fallita che presto instaurerà un rapporto morboso col suo psicanalista, il Dr. Finch, talmente esclusivo da spingerla ad affidargli il proprio figlio durante un periodo di ricostruzione e ricerca di se stessa. Ed è qui che si apre il nuovo capitolo della vita di Augusten, all’interno della casa vittoriana rosa shocking dove vivono i Finch (una sorta di Famiglia Addams che incontra Freud), tra piatti accumulati sul lavello per settimane, alberi di natale fuori stagione, croccantini per cani mangiati come fossero popcorn e risposte sulla vita che arrivano dal water. Murphy da così vita ad un racconto psicotico di formazione e autodeterminazione, infarcito di personaggi istrionici, talmente sopra le righe da poter parlare di nuovo slapstick emotivo; maschere da indossare e da far cadere, figure dal falso sé bulimico che tentano disperatamente di trovare una propria collocazione nel mondo. E lo fa scattando istantanee lisergiche che fotografano gli eventi chiave del percorso di Burroughs, aiutato da un cast che riempie lo schermo, dove nessuno è fuori posto e dove brilla, ancora una volta, una Annette Bening ingiustamente sottovalutata.
postato da: Iggy alle ore 12:30 | Permalink | commenti (9)
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sabato, 24 marzo 2007
I giochi dei grandi
John Curran
2004


Tratto dai racconti brevi “Non viviamo più qui” e “Adulterio” di Andre Dubus, I giochi dei grandi analizza i rapporti e le dinamiche tra due coppie di amici, mettendo sulla bilancia la componente sessuale di questa relazione, tra sesso effettivamente consumato e pura fantasia: il risultato è un "Closer" in versione indie, ma con dialoghi da discount. Infatti, davanti ad un film a forte impianto teatrale, dove gli scontri verbali tra i personaggi sono il cuore pulsante dell’intera storia, dispiace dovere assistere a scambi di battute che non vanno oltre il “me la sono scopata” e il “te lo vorresti scopare?”. Sfuggono quindi gli intenti di John Curran e del suo film che, se da una parte sembra voler essere libero e provocatorio, andando a minare i principi base di una relazione “sana”, dall’altra risulta un’analisi su due coppie annoiate e annichilite che fanno di tutto per farsi del male e spingere il proprio partner all’abbandono, in modo da non prendere in mano la responsabilità della fine di un rapporto. In entrambi i casi si è comunque ben lontani dall’essere incisivi e il risultato è un film che non decolla mai e che non appassiona, salvato solo in parte da un cast in splendida forma.

postato da: Iggy alle ore 11:24 | Permalink | commenti (4)
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sabato, 03 marzo 2007
Intrigo a Berlino
Steven Soderbergh
2006

Innanzitutto ringrazio i traduttori italiani per avermi regalato momenti esilaranti mentre ero in fila per il biglietto, perchè tra gente che chiedeva di "Intigro a Berlino" e "Intrigro a Berlino" posso giurare di avere sentito qualcuno ripetere "tre tigri contro tre tigri" come scioglilingua propiziatorio per beccare il titolo giusto. Detto questo, mettiamola così: questo film ha in se elementi che permettono di promuoverlo o stroncarlo partendo dallo stesso punto; tocca a voi decidere da che parte stare, anche se non posso credere che chi ama un certo tipo di cinema e un genere come il noir possa rimanerne deluso. Il film di Soderbergh fila liscio dall'inizio alla fine e nonostante lo si possa accusare tranquillamente di averlo diretto con l'abecedario in mano, senza aggiungere nulla al genere, qualche tuffo al cuore lo regala eccome. Infatti non mi vergogno di ammettere di essere vittima dell'operazione nostalgica (ma non credo che le pretese del film vadano oltre questo punto) quindi mi prendo tutte le citazioni più o meno palesi, mi prendo le femmine torbide, il fumo di sigarette, gli inganni, i segreti e l'inevitabile epilogo che scioglie la tensione e sorrido compiaciuto. Ma ora, chiedo scusa, corro a vedere Casablanca.
postato da: Iggy alle ore 21:36 | Permalink | commenti (8)
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sabato, 03 marzo 2007
Intermission
John Crowley
2003



Passano 5 minuti e ci sei già dentro fino al collo. Intermission è come un pugno in faccia, lo incassi, cerchi di rialzarti stordito e metti di nuovo a fuoco quello che hai davanti: un "Magnolia" sceneggiato da Irvine Welsh.
postato da: Iggy alle ore 13:02 | Permalink | commenti (4)
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giovedì, 01 marzo 2007
[ IGGY ]




Ma com'è che mi distraggo un attimo ed è già passato un anno dall'apertura di questo blog!? Beh, è stato divertente finora e ringrazio tutti quelli che ogni giorno passano su queste pagine anche solo per sbaglio; poi, visto che sono in vena di festeggiamenti, spendo due parole per ringraziare deliriocinefilo e tutti quelli che hanno appoggiato il mio ingresso nella cinebloggers connection. Onorato di far parte dell'allegra combriccola cinefila di splinder, non potevo chiedere di meglio per dare il via a questo secondo anno.
 
postato da: Iggy alle ore 17:49 | Permalink | commenti (7)
categoria:extra