domenica, 29 ottobre 2006
La stella che non c'è
Gianni Amelio
2006
Come parlare di un film per il quale non si è ancora capito cosa si prova? Come riuscire a trasmettere l'entusiasmo o, al contrario, il fastidio per quello che si è visto? Sono passate diverse settimane dalla visione de "La stella che non c'è" e ancora non riesco a prendere una posizione in merito: mi è piaciuto o no? A Venezia, dove il film era in concorso, la risposta di pubblico e critica si è divisa equamente tra soddisfazione e composta indifferenza. Amelio realizza un seguito virtuale de "La dismissione", romanzo di Ermanno Rea, e inizia laddove la storia terminava, con la partenza dell'operaio specializzato Vincenzo Buonavolontà verso la Cina alla ricerca dell'altiforno dismesso dagli italiani con un difetto per il quale ha la soluzione. Un Castellitto come sempre impeccabile dà vita così alla figura di un uomo dall'aria gentile e malinconica, ma con uno spirito positivo, dote assai rara: un buono d'altri tempi, insomma, che risulta quasi impossibile capire, con una coscienza morale talmente alta da spingerlo a compiere un viaggio in terra straniera per effettuare una riparazione . E qui sta il merito principale di Amelio, che ci regala una fotografia affascinante della Cina attuale, una Cina divisa tra lo sviluppo e le tradizioni; e tutto questo noi lo osserveremo attraverso gli occhi di Vincenzo, che in questa trasferta quasi surreale sarà accompagnato dalla solare Liu Hua (interpretata dall'esordiente Tai Ling). Dispiace solo che davanti a uno contesto come questo la storia di fondo rimanga accennata e mortificata dal "non detto", cosa che spinge a non comprendere le reali motivazioni del film. Ma forse queste non ci sono, forse Amelio si è limitato a raccontare una storia senza dare in pasto allo spettatore tutti gli elementi che permettono di capire: cosa si nasconde dietro la malinconia di Vincenzo? Cosa si cela nel passato di Liu Hua? Non lo sapremo mai, anche se ricorderemo a lungo questi personaggi appena abbozzati a cui comunque ci si affeziona e a cui vorremmo tenere compagnia per sempre nello splendido e silenzioso finale che ricorda per intensità (ma solo un pò) l'Antonioni de "L'avventura"
giovedì, 19 ottobre 2006
The Black Dahlia
Brian De Palma
2006
"Finalmente un noir con le palle!" Perdonate l'espressione poco ortodossa, ma è quello che ho pensato all'uscita dalla sala, domandandomi anche i motivi di tutte le critiche piovute addosso al ritorno di De Palma. C'è chi ha detto che questo film non ha anima, ma quando mai i noir ne hanno una? Al massimo questa sarà sporca o impregnata del fumo di sigaretta, ma gli elementi di forza stanno altrove e in questo ci sono tutti: una trama intricata, un omicidio che è un pretesto per raccontare il lato oscuro dell'America, tra intrighi e perversioni, gangster e dark ladies. Certo, i limiti ci sono (un incipit troppo dilatato, probabilmente una parte finale in cui la soluzione è tanto affrettata quanto meccanica) ma The Black Dahlia rimane comunque un affascinante e convincente tributo al genere con un De Palma in ottima forma, che ci spiazza con un paio di sequenze memorabili ricordandoci il piacere della tecnica cinematografica (come rimanere indifferenti davanti al piano-sequenza con cui omaggia Welles e il suo Infernale Quinlan?) Riferendoci ai fasti del periodo classico hollywoodiano, non si può non citare gli attori che spesso erano il film stesso, in uno scambio quasi simbiotico. In questo caso, se strutturalmente a De Palma il gioco citazionistico viene piuttosto bene, altrettanto non si può dire per gli attori scelti: Josh Hartnett, il cui personaggio è l'anima del film, tenta disperatamente di riproporre un Bogart riveduto e corretto, risultando invece espressivo quanto una figurina raffigurante Dick Tracy; Aaron Eckhart è troppo sicuro di sè quanto macchiettistico (si parla di una scena tagliata in cui recita con un cartello al collo che dice "Sono un attore da film noir"); la Johansson, seppur perfettamente in parte e splendida pupa del boss, non emerge, ma è un limite intrinseco del suo personaggio. Fortunatamente si può contare sulla presenza di Hilary Swank che incarna in modo perfetto il personaggio della femme fatale: torbida e sensuale anche quando non parla, si presenta come una grande zona erogena in attesa di essere stimolata. E Mia Kirshner, la vittima Elisabeth Short, che attraverso i suoi suggestivi provini in bianco e nero dà quel tocco di raffinata perversione e mistero a tutto il film. E' grazie a queste figure femminili, alla resa visiva e alla maestria di De Palma che si può dimenticare tranquillamente qualche sbavatura: The Black Dahlia è un perfetto equilibrio di sensualità, ossessioni e orrori e se ora ho voglia di una sigaretta, di "infernali quinlan" e di "fiamme del peccato" un motivo ci sarà.
venerdì, 13 ottobre 2006
Cinema: Festa internazionale di Roma
13/21 ottobre 2006

13 Ottobre: giornata inaugurale con Fur di Steven Shainberg, protagonista Nicole Kidman. Per il concorso Cinema 2006: Bes Vakit di Reha Erdem e Le voyage en Armenie di Robert Guédiguian

Nicole Kidman (Fur)
14 ottobre: per Cinema 2006 Giardini in autunno di Otar Iosseliani, Akumu Tantei di Shinya Tsukamoto e Times and Winds di Reha Erdem. Première del nuovo film di Paolo Virzì N (Io e Napoleone)

Paolo Virzì, Monica Bellucci (N, Io & Napoleone)
15 ottobre: arriva Martin Scorsese col suo The Departed, una delle anteprime più attese alla Festa di Roma e forte delle ottime critiche ricevute in patria. Per il concorso Cinema 2006 è il turno di The Go Master di Tian Zhuang e Les Ambitieux di Catherine Corsini

Martin Scorsese,Vera Farmiga, Leonardo Di Caprio (The Departed)
16 ottobre: première, Alatriste di Agustín Díaz Yanes con Viggo Mortensen. Per Cinema 2006 The Legacy di Temur e Gela Babluani, After this our exile di Patrick Tam

Viggo Mortensen (Alatriste)
17 ottobre: première tutta italiana con Uno su due di Eugenio Cappuccio con Fabio Volo. Per Cinema 2006: Mon colonel di Laurent Herbiet. Per la sezione Extra, si segnala l'interessante esperimento visivo di Richard Linklater con il suo A scanner darkly e l'esordio alla regia di Corrado Guzzanti con Fascisti su Marte. Replica della Bellucci che torna, irriconoscibile, col film Il consiglio di Pietra diretta da Guillaume Nicloux

Guillaume Nicloux e il cast de Il consiglio di pietra
18 ottobre: per Cinema 2006, L'aria salata di Alessandro Angelini con Giorgio Pasotti e This is England di Sheane Meadows. Première con La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore

Giuseppe Tornatore (Ls sconosciuta)
19 ottobre: per Cinema 2006: Cages di Olivier Masset-Depasse, Nacido y criado (Born and Bred) di Pablo Trapero e La strada di Levi di Davide Ferrario

Davide Ferrario (La strada di Levi)
20 ottobre: per Cinema 2006, A casa nostra di Francesca Comencini. Per la sezione Eventi Speciali, attesae curiosità per Borat di Larry Charles con il comico inglese Sacha Baron Coen nei panni di un'improbabile reporter kazako

Luca Zingaretti, Valeria Golino (A casa nostra)
21 ottobre 2006: giornata di chiusura del festival, tra omaggi a Robert De Niro (l'attore è atteso a Roma in queste ore e presenterà in anteprima mondiale alcune scene dal nuovo The Good Shepherd) e cerimonia di premiazione durante la quale verrà premiato il miglior film tra quelli presentati nella sezione Cinema '06, oltre a quelli per la migliore interpretazione femminile e maschile.
Di seguito la lista dei film in concorso:
A casa nostra di Francesca Comencini - Italia
Akumu Tantei di Tsukamoto Shinya - Giappone
Bes Vakit di Reha Erdem - Turchia
Cages di Olivier Masset-Depasse - Belgio, Francia
Chand Rooz Ba'd... di Niki Karimi - Iran
Fu Zi di Patrick Tam - Hong Kong
Izobrajaya Zhertvy di Kirill Serebrennikov - Russia
Jardins en automne di Otar Iosseliani - Francia, Italia, Russia
L' aria salata di Alessandro Angelini - Italia
L' Héritage di Temur Babluani, Gela Babluani - Georgia, Francia
La strada di Levi di Davide Ferrario - Italia
Le Voyage en Arménie di Robert Guédiguian - Francia
Mon Colonel di Laurent Herbiet - Francia, Belgio
Nacido y criado di Pablo Trapero - Argentina, Italia, Gran Bretagna
This is England di Shane Meadows - Gran Bretagna
Wu Qingyuan di Tian Zhuangzhuang - Cina
I VINCITORI:

Il premio come miglior film a Kirill Serebrennikov (nella foto) per Playing the victim, una black comedy che si rifà ad Amleto. Il riconoscimento speciale della giuria a This is England di Sheane Meadows. Migliore attore protagonista Giorgio Colangeli in L'aria salata. Miglior attrice Ariane Ascaride in Le voyage en Erménie. Il Premio Cult per il miglior documentario è andato a Deep Water di Louise Osmond e Jerry Rothwell, mentre il Premio L.A.R.A. per la miglior interpretazione, scelta tra i film italiani di tutte le sezioni, è stato vinto da Ninetto Davoli per Uno su due di Eugenio Cappuccio
sabato, 07 ottobre 2006
"Pensai a quella vecchia barzelletta, sapete, quella dove uno va da uno psichiatra e gli dice: "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede di essere una gallina." E il dottore gli dice: "Perché non lo interna?" E quello risponde: "E a me poi le uova chi me le fa?" Be', credo che corrisponda molto a quello che penso io delle relazioni tra uomo e donna, e cioé che sono assolutamente irrazionali e pazze e assurde, ma credo che continuino perché la maggior parte di noi ha bisogno di uova"
Alvy Singer
Io & Annie
mercoledì, 04 ottobre 2006
The Elephant Man
David Lynch
1980
Quando l'oscar si sbaglia: nel 1980 The Elephant Man ebbe ben otto candidature, ma non vinse nessuna statuetta. Eppure il film di David Lynch è un'opera straordinaria raffinatissima e assieme strappalacrime, riflessione acuta e fredda sull'evoluzione della scienza e sulla "diversità" filmata in uno stupefacente bianco e nero che sa raccontare anche la fatica, la miseria e lo sporco della Londra della rivoluzione industriale. Il "mostro" John Merrick di inquadratura in inquadratura ci conquista con la sua poetica malinconia e il suo stupore di vivere. Candore della bestia di fronte al vampirismo perfino umano di chi lo accoglie, scruta, cura e protegge. E la domanda è sempre la stessa: quanta distanza corre davvero fra il crudele padrone che lo espone nelle fiere come freak e il medico (Anthony Hopkins) che mentre lo protegge ne fa anche l'arma del proprio successo? Un film magicamente filmato che si concede a tratti all'incubo ma appartiene al lato limpido della misteriosa filmografia di Lynch. Dietro la maschera deforme dell'uomo elefante riluce un grande interprete, John Hurt.
Piera Detassis