venerdì, 31 marzo 2006
IL MAGLIONE CELESTE
da Il Caimano
Nanni Moretti
2006

Bruno torna a casa distrutto, colmo di rabbia. Fino a pochi giorni prima quella era la casa della sua sicurezza: una moglie e due figli in cui rifugiarsi da una quotidianeità lavorativa sempre meno stimolante. Una dimensione dove poter essere ancora parte attiva, nonostante i rapporti con sua moglie stiano diventando sempre più freddi. Le relazioni finiscono, a volte senza un motivo reale e, nelle coppie c'è spesso chi subisce più dell'altro. In questo caso è Bruno a dovere assecondare Paola per una separazione, va via da quella casa, si butta sul lavoro, dorme in ufficio, ma ha una latente consapevolezza che quella possa essere una rottura momentanea; ama troppo la sua famiglia. E invece capita di incontrare per caso la propria moglie, per lei quella non era una pausa, era una separazione definitiva; si accompagna ad un altro uomo e sembra serena. Bruno non ha il coraggio di affrontarla, ma torna in quella casa dove ha costruito tutto con lei, con l'intento di aspettarla e parlarle, ma non ce la fa. Cerca di piangere, ma non ci riesce, si muove come un animale in gabbia, scaglia goffamente una sedia per terra, vorrebbe essere distruttivo, ma non riesce a farlo. Si dirige nella stanza, in quella stanza dove si sono amati, fruga tra i cassetti di Paola, cerca, arriva ad un maglione celeste, lo adagia sul letto e lo "ferisce" con delle forbici fino a distruggerlo. Quel maglione è la metafora di un amore che finisce, un oggetto che è stato significativo, un regalo di Bruno a Paola che viene eliminato. Bruno diventa parte attiva, costringendo sua moglie ad elaborare la separazione. E' una doccia fredda:mi hai lasciato, ma sarò io a chiudere definitivamente il gioco, sembra pensare Bruno mentre va via. Paola lo chiama poco dopo, in lacrime: perchè lo hai fatto!? Era importante...E' questa una delle sequenze più significative de Il Caimano. Moretti dipinge con poesia una storia di distacco e separazione e, se nel suo precedente film il lutto era elaborato attraverso una stanza, qui la chiave è quel maglione celeste. Pochi registi possono permettersi delle soluzioni così attente e lucide, ed è per questo che il suo, risulta un film riuscito, con molti punti di forza ben più importanti dell'argomento a cui si è dato maggior risalto. Soffermarsi solo sull'aspetto politico, sarebbe banalizzare un lavoro pressochè perfetto; un film che si muove abilmente su più piani, ottima la scelta del film nel film, alternando il grottesco alla commedia e al drammatico, in cui è un piacere ammirare un Silvio Orlando in stato di grazia, una Margherita Buy intensa ed ironica come non si vedeva da tempo e, una Jasmine Trinca che diventa una certezza tra le attrici di nuova generazione. Un cast impeccabile che dà vita ad una storia che è l'ennesimo ritratto della nostra società visto da un occhio, quello di Moretti, sensibile e capace di raccogliere la quotidianità e raccontarcela.
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venerdì, 31 marzo 2006


"Silenzio..."

Blue-haired lady
Mulholland Drive

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giovedì, 30 marzo 2006
[ EVERYTHING IS ILLUMINATED ]


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categoria:ascolti
mercoledì, 29 marzo 2006
Creature del cielo
Peter Jackson
1994

Fino a che punto ci si spinge per dare felicità all'altro? Partendo da un fatto di cronaca degli anni '50, la morbosa amicizia tra due adolescenti neozelandesi Pauline Parker e Juliet Hulme, sfociata in tragedia, Jackson crea uno dei suoi lavori più riusciti.Creature del cielo rappresenta sicuramente il trait-d'union tra un passato al limite del cattivo gusto ed un presente da grande cineasta. Vedere questo film dopo i fasti de IlSignore degli anelli e l’ottima rivisitazione di King Kong , è un piacere senza limiti, perché mostra un regista in piena forma che spiazza tutti con un film che, privato della patina da super-produzione hollywoodiana, si presenta come praticamente perfetto. A partire da una sceneggiatura impeccabile, scritta a quattro mani con Frances Walsh e a ragione candidata all’oscar, in cui si sviluppa la storia delle due ragazze, dal primo timido incontro ad un’amicizia totalizzante, fino al tragico epilogo. Il tutto abilmente diretto da Jackson che dipinge in modo magistrale il mondo in cui si muovono Pauline e Juliet. Uno spazio immaginario, definito dalle due “quarto mondo”, una sorta di paradiso “ma più divertente perché non ci sono i cristiani”, abitato da personaggi di argilla e unicorni, dove si rifugiano per sfuggire ad una realtà in cui troppo spesso non riescono ad inserirsi. Ed è proprio questa la forza del film, un equilibrio perfetto tra realtà e fantasia, dove il talento visionario di Jackson si esprime ai massimi livelli senza mai scadere nella forzatura. A questo va aggiunta l’ottima interpretazione delle due protagoniste, tra cui una Kate Winslet particolarmente convincente e qui alla sua prima prova di attrice. In sostanza, un lavoro da riscoprire anche per toccare con mano il talento di Jackson, uno dei cineasti più interessanti della nuova generazione, considerazione confermata da uno dei momenti più alti del film, in cui viene magistralmente citato Welles con un repentino cambio d’uso della macchina da presa che ricalca le profondità di campo introdotte inQuarto Potere, il tutto in uno dei tanti sogni ad occhi aperti di Pauline e Juliet.
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martedì, 28 marzo 2006
Charlie e la fabbrica di cioccolata
Tim Burton
2005

La vita non è facile per Charlie Bucket, bambino di umili origini che passa il suo tempo a sognare la cioccolata di cui è ghiotto e che raramente può permettersi. I suoi desideri potranno però diventare realtà grazie a Willy Wonka, proprietario della fabbrica di cioccolato della sua città che ha deciso di nascondere tra le desiderate “barrette Wonka” cinque biglietti d’oro per una visita nella sua famosa fabbrica. Charlie troverà uno di quei biglietti… Quella di Burton, non era una scommessa vinta in partenza. La sua Fabbrica di Cioccolato doveva scontrarsi contro un piccolo film datato 1971 che, volenti o nolenti, è diventato un cult, entrando nell’immaginario collettivo di due generazioni di bambini e non solo. In più, il suo unico vero fiasco, quel Pianeta delle Scimmie che tutti noi vorremmo dimenticare, era anch’esso un remake in cui lo stile burtoniano era decisamente latitante! Eppure tutti i dubbi svaniscono non appena la macchina da presa, nei primi minuti del film accompagnata dalle musiche di Danny Elfman, esegue un vorticoso giro nel cuore della fabbrica dove viene prodotto il cioccolato, fino ad arrivare ad una prospettiva sulla sua struttura che ci riporta immediatamente alla voce “estetica burtoniana”. Già, Burton è tornato e, se proprio dovessimo definire il suo lavoro, sarebbe più opportuno parlare di “rivisitazione”, in quanto la sua fabbrica di cioccolato deve molto al libro di Roald Dahl da cui è tratto, piuttosto che al primo film, rispetto al quale, viene introdotta una vena cinica che è ben lontana dal tono fiabesco del suo predecessore e, alcune variazioni, non presenti nel libro, ma sicuramente in linea con il suo spirito. Ed è così che tutto il mondo che ruota attorno a questa affascinante storia viene assorbito dalla mente del regista e riprodotto secondo la sua estetica. E allora ecco sfilare una città che è una rivisitazione gotica di quella di Edward Mani di Forbice, il mondo surreale della fabbrica Wonka che è un’estensione delle sue visioni color pastello e Willy Wonka, magistralmente interpretato da Johnny Depp che è in piena linea con i bizzarri personaggi burtoniani; una macchietta gotica e piena di nevrosi, che a fatica sopporta i bambini, forse perché in perenne competizione con loro! Non è azzardato definire questo film il capolavoro di Burton, poiché è davvero la summa del suo cinema. Nelle due ore di immagini che scorrono senza cadute di stile, si sviluppa una storia che è un equilibrio perfetto tra il comico, il drammatico e il grottesco e, per sottolineare la sua grandezza, ecco spuntare gli Oompa-Loompa, i fedeli collaboratori di Wonka che introducono i cinque bambini vincitori del concorso con musiche accattivanti, trasformando la scena in mini-musical a cui è davvero difficile resistere e, quando tutti i colpi per riempirci gli occhi e lo spirito, sembrano essere stati sferrati ecco che Burton propone un’inaspettata citazione del Kubrick di 2001 Odissea Nello Spazio, laddove il monolite nero, rappresentazione di Dio, viene trasformato in una barretta Wonka. Questo ci fa davvero gridare al miracolo!

postato da: Iggy alle ore 20:42 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 28 marzo 2006


"Penso che staremo bene qui Léon..."

Mathilda
Léon


postato da: Iggy alle ore 18:25 | Permalink | commenti
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martedì, 28 marzo 2006


"Io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia piccola stupida vita. Non avete la minima idea di cosa sto parlando, ne sono sicuro. Ma non preoccupatevi... un giorno l'avrete"

Lester Burnham
American Beauty
postato da: Iggy alle ore 14:45 | Permalink | commenti (9)
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